Raggi, 'Al mio rientro la tifoseria si alzò in piedi, fu indimenticabile'
TARANTO FC | MRB.it ha intervistato l'ex calciatore rossoblù

  • Angelica Grippa
  • 16 Aprile 2019 - 18:14
 
Maurizio Raggi - foto Sportinoro
Maurizio Raggi nasce a Roma nel 1960, qui inizia a muovere i primi passi nel professionismo come centrocampista. A 29 anni approda a Taranto con la sfida di vincere il campionato e risalire in Serie B, un sogno che si realizza. Batte la Juventus in Coppa Italia, poi un brutto infortunio e l'anno seguente una grandiosa stagione. Quali ricordi ha lasciato Taranto a questo calciatore, bravissimo nel fornire gli attaccanti sugli esterni. Ascoltiamo le sue parole ai microfoni di MRB.it.

Signor Raggi lei è romano, qui ha esordito nel calcio professionistico. Mi parli dell'ambiente calcistico di Roma in quel periodo, e di come è avvenuto questo esordio...
Ho iniziato nel 'Banco di Roma', una squadra semiprofessionistica che poi si è affacciata alla Serie C. C'era l'allenatore Giacomo Losi, una vecchia bandiera della Roma, lo chiamavano 'core di Roma', capitano giallorosso per tanti anni. Ha creduto tanto in me, nei giovani, a quei tempi non era facile esordire nel calcio professionistico, lui mi fece giocare in Serie C a 18 anni, dopo aver fatto tutta la trafila, ma senza giocare nella Berretti, arrivai direttamente in Serie C.

Giunge a Taranto nel 1989, cosa la portò in questa piazza?
L'anno prima con la Reggina avevo vinto 2 campionati, sfiorammo la Serie A, avevo già 29 anni e cercavo di allungarmi la carriera, di vincere il più possibile. Sono sincero dopo aver sfiorato la massima serie avevo altre ambizioni, ma mi venne fatta questa richiesta dal Taranto, che voleva gente esperta, e venni a conoscenza della rosa e degli acquisti. Accettai subito, perché era una piazza importante e pensai di poter vincere il campionato e di andare di nuovo in Serie B.

Le sue due stagioni a tinte rossoblù, cosa ha vinto quel Taranto?
Il primo anno in Serie C registrammo il record di punti, ho avuto la fortuna di far parte di un gruppo strepitoso. Non giocai tantissimo, ma il girone d'andata fu uno dei più belli della mia vita, ho una bellissimo ricordo dei tifosi che mi incitavano. Purtroppo ebbi un infortunio importante, che mi portò a non giocare per tanti mesi, ma fui rimpiazzato bene, c'erano dei calciatori grandiosi, un organico importante. In quell'anno rientrai alla fine, e il pubblico si alzò in piedi per accogliermi, fu indimenticabile, un'emozione grandissima. Il secondo anno con il mister Nicoletti giocammo in Serie B, e potevamo fare ancora di più per l'organico e il gioco. La ciliegina sulla torta fu battere in casa la Juventus, una squadra di campioni, con Tacconi, Baggio, Luppi, Corini, che ebbero una giornata storta anche per nostro merito. Feci l'assist per il gol, una palla verticale che servì Turrini. Pagine indimenticabili della vita: battere la Juve non è da tutti i giorni, nemmeno in Coppa Italia.

Mi parli dell'ambiente tarantino di quegli anni: spogliatoio, società e tifoseria...
Era un tutt'uno, una grande famiglia, anche con i giornalisti, i magazzinieri. Il rapporto con i tifosi era stupendo, si frequentavano in città. Un calcio diverso da quello che vedo ora, con troppe prime donne, il nostro era più concreto più umano, il tifoso ci aspettava fuori. Mi ricorderò sempre di un ragazzo sordo muto di Taranto, nella prima stagione mi si avvicinò e con i gesti mi disse che avrei segnato contro il Catania nella prima giornata di campionato. Feci un gran gol proprio con il Catania, dopo gli feci un regalo, se lo meritò, fu un profeta.

Lei era centrocampista, quali erano le sue doti e nello specifico quale ruolo ricopriva a centrocampo?
Ero destro, ma a Taranto fui esterno sinistro, la mia dote era quella di saltare l'uomo in corsa, cercavo di andar via in velocità per servire gli attaccanti. Avevamo dei calciatori forti come Coppola, che avevano solo bisogno di essere serviti, io e Picci dall'altra parte, facemmo proprio questo: creare palloni invitanti per gli attaccanti.

Questo ruolo è cambiato nel calcio moderno?
No, è rimasto uguale, ci sono sempre i calciatori sull'esterno che durante il match cambiano passo, che saltano in velocità gli avversari. Mi rimprovero solo la troppa generosità in fase realizzativa, nonostante avessi un buon tiro, servivo molto più gli altri, e per questo non ho fatto tantissimi gol in carriera.

Il momento più bello in assoluto della sua carriera calcistica...
Annovero ancora la vittoria in Coppa Italia contro la Juventus. Ma anche l'anno prima con la Reggina, quando sfiorammo la Serie A, segnai ad un ex della Juve il portiere della Cremonese, Michelangelo Rampulla lo spiazzai ai rigori, ma i miei compagni sbagliarono rigori e non riuscimmo a risalire. Anche giocare nella Roma nel '79 ad un passo dall'esordio in Serie A, che brividi.

Mi parli della su carriera da allenatore.
E' iniziato per caso, non era in programma. Mi chiamò un ex dirigente tarantino Giovanni Spinelli, che stava a Perugia con Ermanno Pieroni, mio direttore sportivo a Taranto e mi offrirono a possibilità di allenare il Foligno in Serie D. Accettai, era ultimo in classifica e lo riportammo al sesto posto con una rimonta storica. Così è iniziata questa mia carriera.

Segue ancora il Taranto?
Si sempre, sono rimasto legato negli affetti e nei ricordi. Mi dispiace tanto per la situazione di questa squadra, che non riesce a militare nei professionisti. Quest'anno ci ho sperato tanto, non bisogna mai mollare e rimanere vicini a questi ragazzi.
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