Di Bitonto, 'La tifoseria tarantina ti avvolge e ti coinvolge'
TARANTO FC | Intervista all'ex portierone rossoblù

  • Angelica Grippa
  • 11 Aprile 2019 - 08:24
 
Nicola Di Bitonto - foto BarlettaViva
Nicola Di Bitonto, cresciuto nel Trani, ha esordito in Serie A come secondo portiere con la maglia del Cagliari. Nel 2001 arriva a Taranto, e vi rimane per ben 3 stagioni scrivendo capitoli importanti della storia jonica. Viene ricordato dai tifosi come uno dei portieri più forti della storia del Taranto degli ultimi 30 anni. Attualmente si dedica alla carriera da allenatore dei portieri, dal 2012 è legato alla società del Foggia in Serie B.

Parliamo del suo arrivo a Taranto nel 2001, cosa la portò nella città jonica?
Fui conquistato dal progetto che mi venne prospettato dalla società. Giocavo a Viterbo e fui contattato nella parte finale della stagione, mi fu presentato il progetto e accettai con entusiasmo, anche perché desideravo avvicinarmi alla mia città.

Lei disputò 3 stagioni a Taranto: com’era l’ambiente, come l’accolse, com’era il rapporto con i compagni e con la stessa società? La sua squadra del Taranto, quali risultati ottenne sul campo?
L’accoglienza fu molto positiva, sono stati 3 anni importanti nella mia carriera calcistica, con prestazioni alquanto altalenanti. Il primo anno facemmo un campionato strepitoso, ma purtroppo non ottenemmo la promozione, il secondo anno ci fu una salvezza abbastanza tranquilla. Già da quella stagione si intravidero i problemi societari, e l’ultimo anno fu un vero disastro, una squadra lasciata allo sbando senza una società.

Perché decise di lasciare il Taranto?
Per la scadenza del contratto, decisi di andare via.

Fra i match disputati a tinte rossoblù ne ricorda qualcuno in particolare, che è rimasto nel suo cuore?
Ci sono tantissime partite nel cuore, ricordo nella seconda stagione una mia grande prestazione, nel match a Paternò dove vincemmo 1 a 2, costruimmo una base importante in vista della salvezza. Il girone di ritorno della mio primo anno a Taranto fu magnifico, con uno seguito di pubblico davvero importante.

Quali ricordi conserva della tifoseria tarantina, e com’è?
Ti avvolge e ti coinvolge, a volte davvero tanto, non ti lascia respirare. E’ una presenza costante, puoi contare su di loro, questa è la bellezza del sud , quel calore incomparabile.

Il momento più alto della sua carriera calcistica da portiere? Com’è esordire in Serie A per un portiere?
Il momento più bello coincide con l’esordio in A, senza contare che sei anni prima ero in promozione, mi sono ritrovato in pochissimo tempo nella massima serie. Una scalata davvero importante in sei anni: promozione regionale, interregionale, C2, Serie B e poi Serie A. Grande calcio, un calcio visto solo in tv e di colpo ti trovi a viverlo in un esordio con 43.000 spettatori, niente male.

Quali erano le sue doti da portiere? Com'era in campo e se aveva dei punti deboli?
Nel calcio moderno avrei trovato una serie di difficoltà, poiché si richiede una certa completezza: mani, testa e piedi. E i miei piedi non erano eccezionali, ero molto costante nel rendimento, era questa la mia più grande dote.

Segue ancora le vicissitudini del Taranto calcio oggi? Se si, un parere su questo ennesimo campionato perso…
Certo, segue sempre questa squadra, con Panarelli ho giocato e abbiamo vissuto insieme dei momenti particolari in quegli anni, soprattutto nell’ultima stagione. Per questo campionato, dico che non sempre vince la squadra che spende di più, come il Cerignola che ha fatto per due anni una campagna acquisti faraonica, senza vincere nulla. Anche il Taranto ha fatto un ottimo mercato, ha un grande organico e il mister ha fatto un ottimo lavoro, ha costruito un bel giocattolo. Ma non sempre vince chi gioca meglio, la prima è la più costante nel rendimento, la più cinica come il Picerno che ha vinto tante partite con un solo gol segnato.

Attualmente lei è preparatore dei portieri. Come ha maturato questa scelta nel tempo, quali doti si riconosce da allenatore?
Io ho smesso ad Andria, avevo 41 anni e mezzo in Lega Pro, per l’età e l infortunio ho preso questa decisione. Potevo continuare, ma quando arriva il momento giusto di smettere, un calciatore deve capirlo. Arrivò nella mia testa la domanda: cosa faccio adesso? Dopo 21 anni nel rettangolo verde e tutta questa esperienza, avevo una grande preparazione. Tutta la mia vita girava attorno alla passione immensa per il calcio. Ho iniziato così a fare tanti corsi, ho studiato tantissimo, ho conseguito tutti i titoli, ho fatto un bel percorso e questo è il mio secondo anno in Serie B.

Il Foggia: una splendida realtà di Serie B, come si trova in questa città e com'è l’ambiente calcistico?
E’ molto simile a quello tarantino, caloroso con tifosi molto presenti. Mi trovo benissimo, c’è un amore viscerale per la squadra e si respira in ogni singola partita.
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