Aruta, 'Mi piacerebbe raggiungere i 400 gol in carriera'
CALCIO | Il 'Re Leone' a MRB.it tra passato, presente e futuro

  • Angelica Grippa
  • 22 Marzo 2019 - 17:52
 
Sossio Aruta - foto Web
Sossio Aruta nasce a Castellamare di Stabia nel 1970, esordisce a 19 anni nel calcio professionistico. Arriva a Taranto nel 1993, giocando per altre stagioni con la maglia rossoblù, fino al 1996. In 90 match ha segnato 46 gol, facendo parte anche dello storico trio, Aruta-Caputo-Cipriani. Nel 2005 ha partecipato al reality 'Campioni' che ha segnato il suo esordio nel mondo televisivo, in seguito ha calcato anche il palcoscenico del noto programma 'Uomini e Donne', moltiplicando così la sua popolarità. Attualmente gioca ancora nel Grottaglie all'età di 48 anni e insegue un altro record: i 400 gol in carriera. Ascoltiamo i ricordi del 'Re Leone' a tinte rossoblù, e il suo sogno nel cassetto.

Signor Aruta mi parli del suo esordio nel calcio professionistico…
Ho esordito con il 'Francavilla al Mare', una squadra abruzzese in C2, avevo 19 anni.

Nel 1993 arrivò a Taranto, ha giocato per quattro stagioni in questa città dalla Serie C2 alla Serie D. Perché scelse questa squadra e come le sembrò a primo acchito?
Venivo proprio dal Francavilla, avevo giocato per tre anni in Serie C con loro. L'ultimo anno retrocessero, e fui contattato dal Taranto, ne fui lusingato conoscendo la loro storia, negli anni precedenti avevano giocato in Serie B. Quell'anno costruirono una squadra per tornare al più presto nei professionisti. Il primo anno cambiammo tecnico, arrivò il campione del mondo Selvaggi, la seconda stagione fu davvero stupenda, vincemmo tutto, un'impresa che ancora oggi si ricorda.

A Taranto segnò 46 gol in 90 partite, un bomber infallibile, in una partita segnò addirittura una quaterna. Il suo record è stato eguagliato solo nel 2016 da Siclari…
Si registrai questo record, segnando 4 gol in una partita. Il mio record perdura ed è stato eguagliato solo nel 2016 da un altro calciatore del Taranto.

Fece anche parte dello storico trio Cipriani-Aruta-Caputo. Quali doti fecero di questi calciatori un gruppo formidabile e ben affiatato?
Cipriani era il calciatore d'esperienza, il più anziano, quello furbo e navigato, poi c'era la grande fantasia di Caputo che giocava a centrocampo con una grande intelligenza tattica e infine c'ero io, un calciatore pieno di euforia, imprevedibile e pieno di energia, mi facevo sempre trovare pronto. Per queste e altre doti abbiamo lasciato un bellissimo ricordo a tutti i tifosi del Taranto.

Quali sono invece le sue doti da centravanti?
Sono quel tipo di attaccante che si fa trovare al posto giusto e al momento giusto. E' stata questa la mia più grande dote: il fiuto per il gol.

Il soprannome "Re Leone" da dove proviene?
In campo sono sempre stato un calciatore molto aggressivo, temerario, non ho mai avuto paura di nessuno. Combattevo con tutti, ricevevo numerose provocazioni ma con coraggio lottavo per dimostrare di cosa ero capace. Solitamente è il difensore che aggredisce l'attaccante, nel mio caso era nettamente il contrario.

Gioca da tantissimo tempo, ma qual è stato l'apice della sua carriera calcistica?
Sicuramente il mio esordio in Serie B, quando ho segnato il mio primo gol in B con il Pescara. Ho avuto anche l'immensa fortuna di debuttare in Champions League con la Tre Fiori. Con questa squadra di San Marino ho vinto campionato, la classifica cannoniere e ho avuto la possibilità di esordire nei turni preliminari di Champions League, indimenticabile.

Perché decise di lasciare Taranto?
Non fu una mia decisione, ci fu un grande malinteso con la tifoseria per un mio gesto. Tantissime volte ho cercato di spiegare le reali motivazioni che si celavano dietro quel gesto, non era stato fatto contro la maglia rossoblù o la società del Taranto, ma fu un gesto di stizza contro l'allenatore che in quel momento mi aveva deluso. Mi dispiace ricordare questo episodio anche perché l'allenatore è scomparso, e io a Taranto sono stato benissimo. Ho raccontato nel particolare questo episodio nel mio libro. E' una città rimasta nel cuore, e dopo tanti anni sono tornato a vivere qui perché mi sono innamorato di una tarantina.

Nel 2005 la sua prima esperienza televisiva nel reality 'Campioni'. Lei vestì la maglia del Cervia e fu allenato da Ciccio Graziani. Cosa le ha lasciato quell'esperienza...
Posso dire che è stata grandiosa, avevamo una squadra di Serie A per organizzazione. Tutta Italia ci conosceva e faceva il tifo per noi, mi sono divertito tantissimo. Questo reality mi ha dato la possibilità di farmi conoscere a livello calcistico nonostante avessi 33 anni. Conservo questo ricordo indelebile nel mio cuore.

Ha fatto altre esperienze televisive, il trono over a 'Uomini e Donne' su Canale 5 e poi la partecipazione al reality 'Temptation Island'. Quanto la notorietà televisiva influisce sulla carriera di un calciatore?
Aumenta a dismisura la popolarità di un calciatore, dà la possibilità di farsi conoscere non solo in Italia ma anche all'estero. Quando cammino per la strada, mi riconoscono e vogliono autografi e foto.

Segue ancora il Taranto calcio?
Sì, domenica scorsa per la prima volta dopo tanto tempo sono stato allo 'Iacovone'. Adesso gioco nel Grottaglie e non ho potuto seguire la mia squadra in trasferta, per questo sono stato allo stadio di Taranto. Ho rivissuto l'emozione di quegli anni con la maglia rossoblù. Uno stadio che mi ha visto protagonista per tanti anni.

Attualmente gioca nel Grottaglie a 48 anni: quali sono i suoi progetti futuri?
Da calciatore vorrei raggiungere il record dei 400 gol in carriera, ne ho segnato 377 me ne mancano 23. Spero di avere la possibilità di raggiungere questo record, ma se ciò non dovesse accadere, e l'anno prossimo e il Grottaglie mi desse la possibilità di allenare la squadra, accetterei. Ho il patentino da allenatore da tanto tempo, ma non ho mai voluto allenare e mi sono dedicato alla carriera da calciatore. Ma mi sento pronto per questa nuova avventura.
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