Caputo a MRB.it, 'Il Taranto dovrà lottare sino alla fine'
TARANTO FC | Intervista all'ex calciatore rossoblù

  • Angelica Grippa
  • 14 Marzo 2019 - 16:34
 
Piero Caputo - foto Luca Barone
Piero Caputo, vecchia gloria del Taranto si è concesso ai microfoni di MRB.it. Fu protagonista di tre stagioni nella squadra jonica, segnando una grande quantità di reti accanto ad altri due nomi storici del blasone tarantino: Cipriani e Aruta. Tra un passato da calciatore e un presente da allenatore a contatto con i giovani, ascoltiamo il pensiero di Caputo sul Taranto di oggi e sulla trasformazione di questo sport nel tempo.

Signor Caputo quali sono stati i suoi esordi da calciatore, quando decise di voler diventare un calciatore?
Ho sempre voluto fare questo lavoro, sin da piccolino avevo le idee chiare. Non ho frequentato nessun settore giovanile, ma giocavo già in prima squadra, nella 'Stella Azzurra Brindisi', una squadra della mia città. In seguito sono andato a Francavilla esordendo nel campionato di Serie D, avevo 16 anni, e proprio nella Virtus Francavilla che ho intrapreso la carriera da calciatore.

Nel '94 arriva a Taranto: come le sembrò questa piazza, e soprattutto perché la scelse?
Fu una scelta alquanto complessa, avendo un contratto di 3 anni in Serie B. Quando fui chiamato dal Taranto avevo 26 anni, e non esitai un solo istante, dissi subito si. Il Taranto militava in serie D, lasciai il professionismo senza rimpianti, per l'immensa importanza della piazza. Da calciatore scendevo di categoria, ma era com'essere nel professionismo.

Nella prima stagione con la maglia rossoblù in Serie D, vinse campionato e lo scudetto dilettanti. Mi parli di quella gloriosa stagione...
Che annata straordinaria, vincemmo quasi tutto, esclusa la Coppa Italia. Avevamo una squadra di grandi uomini e ottimi calciatori.

E' stato questo l'anno più bello a Taranto?
Si, quando vincemmo il campionato è stato il momento più bello. Nelle altre due stagioni invece abbiamo giocato in Serie C, conservo ricordi magnifici.

In 78 presenze nel Taranto lei collezionò più di 26 gol. Fece parte del famoso trio, Cipriani-Aruta-Caputo che nella stagione 95'-96' realizzò più di 50 gol. Quanta affinità vi legava realmente nella vita e in campo?
Avevamo una complicità totale, ci conoscevamo bene a livello privato, dei veri amici. Quell'anno il Taranto era come una famiglia, senza contare che tutti giocavamo per lo stesso obiettivo, dando il massimo. Non vi era mai discordia, volevamo solo vincere il campionato. In quelle stagioni non solo io, ma anche altri calciatori scesero dalle categorie superiori per giocare a Taranto. Una squadra davvero affiatata, accompagnata dall'immenso entusiasmo della tifoseria e dell'intera città.

Quali erano le sue doti da calciatore? Come si definiva?
Ero un calciatore tecnico dotato di fantasia, segnavo facilmente e servivo molti assist. Ero un calciatore di personalità, con carisma.

Invece le doti degli altri due calciatori del trio quali erano? Vi completavate in campo?
Cipriani quando venne a Taranto, avevo giocato in serie A e B, era un calciatore fortissimo, un vero bomber. Aruta era un calciatore generosissimo, molto forte fisicamente, non temeva nessuno. Avevamo tutti e tre caratteristiche diverse ma tutti fondamentali per la squadra.

Lei ha vinto un campionato di Serie D con il Taranto. Attualmente questa squadra milita nella stessa categoria con molti punti da recuperare su due compagini; quali differenze dal suo Taranto le impediscono di salire nel professionismo?
Il campionato non è ancora chiuso, ci sono da disputare ancora 8 partite con 24 punti in palio e alcuni scontri diretti importanti, come con la capolista Picerno. Sicuramente quest'ultima sta disputando un campionato straordinario, ma fin quando la matematica non condanna il Taranto bisognerà lottare. La squadra di Panarelli sta giocando bene, ma ha perso punti all'inizio, e questo ha il suo peso, senza contare l'ultima sconfitta. E' ancora tutto da scrivere, potrebbe capitare che fra qualche match sia tutto stravolto. Non nego che è molto difficile, si deciderà tutto negli scontri diretti.

Cosa l'appassiona attualmente?
Sono sempre nel mondo del calcio, alleno la juniores del Brindisi.

Il suo legame a lungo termine con il mondo del calcio: cos'ha visto cambiare nel tempo in questo sport?
Sinceramente preferivo il calcio del mio tempo, c'era più passione, più attaccamento alla maglia. Adesso tutto si è trasformato, ci si basa sui procuratori su tante figure all'esterno del campo e del calcio giocato. Un calciatore oggi può cambiare in un anno 3 squadre, senza preoccuparsene, se non trova posto nei primi mesi, molla e va via subito. Molto più business e meno valori.
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