Dionigi, 'Giocare nel Taranto è stata la mia fortuna'
TARANTO FC | Intervista a Davide Dionigi, nel cuore dei tifosi rossoblù
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Davide Dionigi, 33 presenze e 11 gol in due stagioni in rossoblù - foto Luca Barone
Angelica Grippa | 7 Marzo 2019 - 07:48
Tra passato, presente e futuro abbiamo sentito l'ex tecnico rossoblù Davide Dionigi.

Signor Dionigi, lei si è definito un centravanti vecchio stile, un puro attaccante da area di rigore. A proposito del vecchio stile, le differenze fondamentali con gli attaccanti del calcio moderno?
Nel calcio moderno all’attaccante sono richieste una serie di cose: deve giocare con la squadra, deve fare la fase difensiva, dev’essere uno dei fulcri del gioco. Prima l’attaccante pensava quasi esclusivamente a finalizzare l’azione, partecipava meno alla manovra, credo sia qui la principale differenza.

Arriva a Taranto nel 2007, perché fece questa scelta, e mi parli di queste stagioni in maglia rossoblù…
Quando arrivai a Taranto ero sul viale del tramonto, avevo 33 anni. Non riuscivo più a tenere i ritmi della Serie B e scesi di categoria, scelsi una grande piazza. La squadra aveva un ottimo progetto e iniziai bene, anche se a metà stagione ebbi un brutto infortunio, la rottura del crociato e mi fermai. Nella seconda invece, feci molti gol ma avevo già 35 anni, infatti giocai un altro anno ad Andria ed interruppi la mia carriera calcistica. La mia esperienza a Taranto fu fondamentale, perché mi proiettò nel mio futuro da allenatore, è stata la mia fortuna.

In seguito scelse la carriera da allenatore. Le motivazioni di questa scelta e le sue doti in questo ruolo…
In questa scelta giocò il suo ruolo il destino, D’Addario comprò la società e mi diede questa opportunità, che non rifiutai. Facemmo due stagioni magnifiche, nel primo anno perdemmo la finale a Roma, una delle partite memorabili della storia del Taranto calcio. Mentre il secondo anno vincemmo addirittura il campionato arrivando primi, poi la penalizzazione e non ci fu data la possibilità di disputare i play-off. Le mie doti sono la serietà e l’umiltà, le stesse di quel Taranto, che nonostante i pochi stipendi percepiti andò avanti sino alla fine, centrando persino un obiettivo così importante.

Quindi il momento più gratificante nella sua carriera da allenatore?
Senza dubbio la vittoria di quel campionato in panchina col Taranto, abbiamo vinto fra mille difficoltà.

Cosa pensa dell’attuale situazione del Taranto e del campionato che ha disputato sin ora in Serie D…
Sono sincero seguo i risultati , e da lontano le dinamiche di questa squadra. Penso che Panarelli stia facendo un gran lavoro, erano partiti male poi è riuscito a prendere in mano la squadra e a risollevarla, e si giocherà sino alla fine la promozione. Non nego che sia dura, l’ultima battuta d’arresto ha vanificato parecchio del lavoro svolto sin ora, facendo crescere i punti di distacco dalla vetta. Rimane un ottimo lavoro.

È ancora legato al mondo del calcio, allena attualmente?
Si sono ancora un allenatore, quest’anno non ho trovato progetti interessanti. Ma ho sempre allenato.
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