Alessandro Del Piero, 'Giochiamo ancora'
DUE CALCI IN LIBRERIA | La biografia del fuoriclasse azzurro

  • Angelica Grippa
  • 28 Febbraio 2019 - 13:45
 
la copertina del libro
“Mi chiamo Alessandro Del Piero e gioco a calcio. Tutti i miei sogni di bambino si sono avverati: sono una persona fortunata, felice e privilegiata, perché la mia passione è diventata la mia vita e il mio mestiere: non credo che ad un uomo possa toccare una sorte migliore…Lo sport è una grande lezione, una continua e meravigliosa palestra di valori. Chi non lo pensa non è un vero atleta. Ecco, questo libro vorrebbe essere un diario sulle dieci cose che ho imparato. Dieci: il mio numero…Questo libro sono io: la gente sa tutto di me, però in pochi mi conoscono nel profondo”.

Uno dei più grandi numero 10 della storia del calcio italiano, si racconta in una autobiografia in un punto cruciale della sua carriera. La storia si apre con un tema dove il piccolo Alessandro ebbe paura di scrivere ciò che sarebbe diventato, e nello stesso modo si chiude, con quel tema che ha scritto direttamente in campo stagione dopo stagione. Quando pensiamo ad Alessandro Del Piero non possiamo non accostare a lui, il nome della sua squadra del suo cuore, la Juventus. Quella stessa squadra che nell’ultimo anno della sua carriera calcistica in Italia sembra avergli voltato le spalle. Come si comporta un vero campione in questa situazione? Vent’ anni sempre dalla stessa parte, tra insulti, infortuni e dilemmi. Una domanda che ha accompagnato e tormentato Alex per un anno intero, quando da bandiera e capitano bianconero, ha visto sfilare i suoi compagni partita dopo partita, dalla triste e opaca panchina.

Fra le righe si legge ciò che di inedito è Alessandro, un bambino cresciuto in un piccolo paese veneto, con genitori che sono stati pronti ad insegnare ai due figli maschi tutti i valori che convengono in una buona famiglia, e più di tutto il sacrificio. Quello stesso sacrificio che un piccolo bambino ha fatto per realizzare il suo sogno, non un’adolescenza normale: ma il tutto per tutto per il calcio, lontano da casa, da mamma, vicino a quel sogno. Del Piero passa dal Padova alla Juventus per uno strano gioco del destino, nella squadra che da sempre abitava il suo cuore, aveva 18 anni. Tanti gol importanti, tante stagioni, infortuni gravissimi e la voglia di rialzarsi sempre, fino alla fine.

Questo è un calciatore stimato non solo e per le sue doti tecniche, ma e soprattutto per l’uomo che stato in campo, un esempio per tutti, in primis per i bambini. Un uomo capace di grande autocontrollo, allenato dal ruolo di capitano della squadra più amata e odiata d’Italia. Ha visto tante generazioni di calciatori sfilare con quella maglia, ha vinto tanto e tutto, senza mai proferire una parola sbagliata, aiutando il compagno, con stile e dedizione. Un Del Piero blasonato, osannato e un Alessandro bambino e innocente, un padre che ricerca il meglio per i suoi tre figli, che ama dedicarsi alla famiglia. I suoi punti di riferimento? I suoi genitori. Ha ricevuto il rispetto dei campioni e dei tifosi di quasi tutte le tifoserie, un icona calcistica senza tempo. In un periodo di profonda crisi dei valori, è chiaro che questi campioni restano dei fari che a noi tifosi donano speranza. Se è vero che Alessandro Del Piero non ha concluso la sua carriera calcistica a tinte bianconere, così come avrebbe voluto, questo grande capitano, questo pacato e carismatico uomo ,ha avuto l’affetto assoluto della tifoseria della Juventus come nessun altro ha mai avuto nella storia del club torinese. Chi tifa Juve lo sa, ma anche gli avversari di sempre lo sanno, che: ‘Per la Juve Del Piero non è importante, ma è l'unica cosa che conta’.
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