Goletti, 'A quei tempi Taranto viveva di calcio'
TARANTO FC | Intervista al portiere Daniele Goletti
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Daniele Goletti, 67 presenze in tre stagioni a Taranto
Angelica Grippa | 28 Febbraio 2019 - 07:56
Daniele Goletti è nato a Viterbo nel 1958, passò molti anni a Cagliari dove esordì in prima squadra nel’81 in Serie A. Trovando poco spazio, accettò la sfida del Taranto, che voleva ritornare in Serie B. Proprio in quella prima stagione a tinte rossoblù la sfida fu vinta, e iniziò un sodalizio con la squadra ionica durato circa tre anni, fin a quando a lui subentrò Giampaolo Spagnulo.

Signor Goletti, mi parli dei suoi albori calcistici: quando è diventato un calciatore professionista, e quando è nata questa passione?
Il mio ruolo da portiere è nato per caso, giocavo in una squadretta di quartiere e il portiere titolare subì un infortunio, così fui messo in porta, avevo 10 anni. Da quel fatidico giorno non sono più uscito dai pali. Ho giocato per altri tre anni in questa squadra di Viterbo, e poi andai a Cagliari. Nel 73’ feci il provino, e nel 74’ la società mi chiamò, militai per tre anni nel settore giovanile e poi passai in prima squadra

Il Cagliari, dove lei ha giocato dal 79’. Con quei colori ha calcato il palcoscenico glorioso della Serie A. Com’è l’esordio per un portiere in Serie A?
Il ruolo del portiere è cambiato moltissimo, ai miei tempi un portiere di 23 anni era un giovanissimo esordiente, mentre oggi si può entrare nella prima squadra anche a 16 anni, basta guardare Donnarumma. Quando esordii nel ‘81 facevo il dodicesimo senza grandi pretese, anche perché avevo in squadra grandi portieri come Corti, Sorrentino, Malizia. L’emozione di esordire non me la dimenticherò mai, era l’ ultima partita di campionato: Pistoiese-Cagliari giocavamo in trasferta da salvi, loro erano già retrocessi. All’inizio del secondo tempo il mister mi fece entrare, indimenticabile

Nel 1985 decise di passare nel Taranto, le motivazioni di questa scelta…
A Cagliari con l’avvento di Sorrentino trovai pochissimo spazio, volevo ritagliarmi un ruolo da titolare per conoscere il mio vero talento. A quei tempi c’era Rizzo come direttore sportivo del Taranto, ex calciatore della Fiorentina. L’anno prima furono retrocessi per illecito sportivo, allora si decise di cambiare ogni cosa, dalla rosa al mister. Fui contattato e accettai subito quella sfida, per vincere il campionato e tornare in Serie B. Mi ritrovai in ritiro, con un gruppo composto da 20 calciatori che non si conoscevano. Fu una bellissima esperienza con un tifo caldissimo. A quei tempi Taranto viveva di calcio, e noi gli riuscimmo a centrare l’obiettivo, e l’anno dopo ci salvammo con lo spareggio a Campobasso

Quella squadra rimane nel cuore e nella memoria della tifoseria: ma cosa c’era di veramente straordinario in quello spogliatoio?
All’inizio ci furono molte difficoltà, non è semplice creare un gruppo da nulla. Ma proprio quella fu la nostra forza, la volontà di creare un gruppo solido, e con molti di loro, ancora oggi conservo l’amicizia. Tutti venivamo dalla stessa situazione: un anno fallimentare ed eravamo a Taranto per riscattarci, avevamo voglia di metterci in mostra. Trovammo la coesione giusta per raggiungere l’obiettivo

Lei fu soprannominato dai tifosi ‘Albatros’: perché questo nomignolo, e quali erano le sue doti da portiere?
L’albatros è un uccello dalle grandi ali, e io possedevo braccia molte lunghe. Per un portiere questa è una grande dote, ti permette di occupare la porta con maggiore facilità

Perché lasciò quella realtà calcistica?
Non fu di mia iniziativa, nel terzo anno subii un infortunio importante all’ottava partita di campionato contro il Bologna. Mi ruppi il polso e subentrò Spagnuolo, un ragazzo che arrivò la settimana prima. Quando recuperai, mi ruppi il menisco quindi non giocai per mesi. All’ultima di campionato contro la Lazio, chiesi di giocare ma il mister non mi accontentò, voler far vedere che ero guarito. Decisi di andar via, si presentò la Salernitana ma non superai la visita medica, perché non avevo giocato per mesi, la società non volevo assumersi la responsabilità di comprarmi. Grazie all’amicizia con il direttore sportivo, scelsi il Fasano

Il ruolo del portiere: cosa ha visto trasformarsi nel tempo?
Adesso il portiere adopera molto più i piedi, ai miei tempi con i retropassaggi dovevamo prenderla con le mani. Durante l’allenamento i portieri si allenano in modo specifico con i piedi. Il calcio stesso si è evoluto: i palloni sono più leggeri e tecnologici, il gioco è molto più veloce. Prima era molto più tecnico, adesso invece è sempre più fisico. E’ divenuta cruciale la figura del preparatore dei portieri, che prima non esisteva; la prima volta che l’ ho visto è stato quando tornai a giocare a Viterbo

Rimane ancora legato a Taranto? Lo segue ancora in Serie D?
Si, tre anni importanti della mia vita dal punto di vista calcistico e personale. Sento ancora qualche giornalista, spero di tornare il prima possibile in questa magnifica città

Dopo la carriera da calciatore si è dedicato all’allenamento dei portieri…
Si ho voluto mettere a disposizione tutta la mia esperienza da portiere per i giovani. Ho fatto il preparatore dei portiere a tutti i livelli, in squadre professionistiche, nei settori giovanili e per 10 anni nella nazionale femminile di calcio, under 17,under 19 e nella nazionale maggiore

Il calcio femminile: quali sono le principali differenze tra un gruppo composto da uomini e uno di donne? E’ solo a livello psicologico o ci sono altre differenze?
Sotto l’aspetto tecnico non vi è alcuna differenza. Ma a livello fisico si, hanno una conformazione fisica differente e usano la muscolatura in modo diverso. Le donne hanno il bacino molto più largo, l’uso della muscolatura del quadricipite è molto diverso. La più grandi difficoltà sono sull’aspetto psicologico, perché più attente e sensibili. Non è semplice entrare nelle loro teste, è più faticoso

Cosa l’appassiona attualmente?
Per ora ancora il calcio, non so per quanto. Credo che il calcio stia attraversando una fase discendente, osservando le classifiche, e vedendo società che non riescono a pagare i dipendenti. Per questo ho deciso di dedicarmi solo ai giovani, per me il calcio professionistico oggi è un disastro. Mi dispiace tanto per il Taranto, è stato penalizzato di un punto e spero che alla fine non pesi proprio quel punto, sula classifica finale per accedere alla Lega pro
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