I NO che aiutano a crescere
TARANTO FC | Il grave episodio del giornalista respinto all’uscio: riflessioni e opportunità perse
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Il presidente Giove e il DG Montella
Roberto Orlando | 25 Febbraio 2019 - 10:14
Non staremo a fare prosopopea sull’importanza dell’informazione e sulla sacralità del diritto di cronaca, che negli ultimi tempi sembra non riscuotere molto credito nell’opinione pubblica: sarebbe un parlare al vento e onestamente sprecare parole non è una delle nostre attività preferite. Contestualizziamo l’accaduto per spiegare perché la mossa del presidente Giove non è stata proprio brillante.

Il titolo di questo articolo richiama pari pari il titolo di un libro molto in voga tra psicologi infantili e mondo della scuola dell’infanzia: i NO detti dai genitori ai bambini che servono allo sviluppo armonico della personalità infantile… ma qui il rapporto è diverso e di certo non aiuta a crescere, né le persone interessate né tantomeno tutto l’ambiente. Esacerbare gli animi non può che produrre negatività e in questo momento particolare della stagione non può avere che effetti sfavorevoli. Non ne ha bisogno nessuno.

Qual era l’obbiettivo di lasciare fuori dallo stadio Lorenzo D’Alò, trentennale onorata carriera dietro il Taranto, cronista lucido e commentatore brillante e intellettualmente onesto? Colpire chi critica la società? Sembra che il peccato della Gazzetta del Mezzogiorno sia stato quello di riportare la notizia per cui la Juniores non ha avuto accesso al campo di Statte per il “presunto mancato pagamento del canone di affitto dell’impianto stattese”. Sull’opportunità di riportare la notizia non ci esprimiamo, ogni testata è legittimamente libera di seguire la propria linea editoriale. Cosa si voleva in realtà dire? Che la società su alcuni aspetti è inadempiente? Il settore giovanile è gestito in maniera autonoma dalla società del presidente Giove: il Taranto avrebbe potuto rispondere diversamente alla “Gazzetta” e comunque con una onesta riflessione generale sarebbe servita per capire lo stato di salute della società. Senza queste macchie, che rimarranno e che potrebbero avere strascichi, visto il comunicato USSI-ODG-ASSOSTAMPA, adesso tutti sarebbero concentrati su altro.

La settimana non è stata facile e il clima è comprensibilmente teso in casa Taranto. Mancano nove partite alla fine del campionato e i rossoblù si stanno giocando non solo il campionato ma anche gran parte del proprio futuro. Cosa fare? Da giornalisti, da tifosi… chiediamocelo. L’esperienza 2009-2012 targato D’Addario “dovrebbe” aver lasciato una lezione importante. Tutti coloro che dicevano “pensiamo ad andare in serie B e poi si pensa”, tifosi e stampa, sono stati i primi complici del fallimento del “re delle auto”, non abbiamo timore a dirlo. A chi evidenziava i deficit di cassa del Taranto, le palesi mancanze nei confronti dei giocatori che hanno portato il -7 in classifica, le allucinanti dichiarazioni dei giocatori (siamo contenti di questa società) che hanno scavato la fossa al calcio tarantino, veniva appiccicata l'etichetta di detrattore e disfattista.

Oggi cosa sta succedendo? Giove non è D’Addario, sia chiaro. “Daddy”, come lo appellava qualcuno, non era uomo di calcio, era un imprenditore senza conoscenze del mondo pallonaro. Aveva un patrimonio cospicuo, prima che la crisi colpisse anche lui e, da imprenditore, senza scrupoli, ha tagliato i rami secchi, AS TARANTO compreso. Senza preoccuparsi delle implicazioni legate al tifo e a ciò che una squadra di calcio possa significare per la comunità. Bum, taglio secco e via. Giove, a differenza di D’Addario è uomo che di calcio ne mastica, conosce i meccanismi dietro tante dinamiche che regolano questo mondo ed è legato ai colori del Taranto. Dal giorno del suo secondo insediamento ha cercato, coi suoi propri mezzi e l’aiuto di poche altre persone, come da egli stesso sempre dichiarato, di fare calcio a Taranto. Senza grossi sponsor, con un più o meno attento aiuto dell’Amministrazione comunale, con le proprie conoscenze e il suo particolare carisma, sta tentando la scalata al professionismo. Con difficoltà, sicuramente. Apprezziamo che allo stadio ci siano tanti (piccoli) sponsor, che ci sia la sensibilità verso i tifosi con le iniziative fin qui adottate, che ci sia la reale volontà di vincere questo campionato.

Ma Giove non è D’Addario, dicevamo e la differenza si manifesta anche nella fragilità societaria di chi deve combattere ogni giorno verso un sistema imprenditoriale territoriale sempre distante, lontano e sordo verso il Taranto (sembra che la famosa lettera di Cesario ai consociati di Confindustria sia caduta nel vuoto). Attenzione!, non stiamo elogiando Massimo Giove, raccontiamo solo la triste realtà di un Presidente che quasi da solo prova a portare avanti la prima realtà calcistica cittadina. L’altro lato della medaglia è la difficoltà di avere che fare con Massimo Giove, se non si è pedissequamente allineati con la società, si rischia di fare la fine di Lorenzo D’Alò, lo diciamo senza giri di parole. E allora ogni giorno si fanno i conti con la “opportunità” di riportare o meno una notizia, senza perdere la propria professionalità ma soprattutto senza nascondere sotto il tappeto i problemi del Taranto. Con D’Addario in tanti hanno chiuso gli occhi e criticavano ferocemente chi gli faceva notare la gravità della situazione: senza parallelismi alcuni tra Giove e D’Addario, ripetiamo, adesso stiamo rivivendo la stessa storia: raccontare e passare per disfattisti, tacere e sperare che i problemi poco alla volta si risolvano o addirittura diventare megafoni di questa società auspicando di compartecipare alle fortune del Taranto?

A voler rompere le scatole alla società avremmo potuto dire e dare tantissime maggiori informazioni in possesso non solo nostro, ma anche di tutti gli altri colleghi e tanti tifosi interessati alla sorte del Taranto. Come sempre è questione di opportunità. Non ci piace fare i “pierini” della situazione se non ne vale la pena, ma quando le notizie possono fornire una lettura più ampia, quando la nostra critica mira ad essere costruttiva, noi siamo li. Rischiando di fare la fine di Lorenzo D’Alò. Il presidente Massimo Giove e il Direttore Generale Gino Montella, con cui ci confrontiamo spesso, alle volte in modo anche acceso, ci riconoscono onestà, imparzialità e soprattutto nessun doppio fine, se non quello di fare giornalismo. Noi dall’altro lato riconosciamo al presidente Giove di essere l’unico che può decidere sulle scelte della società, perché chi mette i soldi comanda. A lui i meriti e i demeriti delle sue scelte, a noi la necessità di raccontarlo, senza faziosità né preconcetti. Ad ognuno le sue scelte, ad ognuno la legittimazione ed il rispetto del proprio ruolo.
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