Bennardo, 'Il muro dei tifosi rossoblù mi emozionò, fu impressionante'
TARANTO FC | MRB.it intervista l'ex difensore rossoblù

  • Angelica Grippa
  • 10 Gennaio 2019 - 10:11
 
Rosario Bennardo - foto siciliasportnews.wordpress.com
Rosario Bennardo, palermitano di nascita e difensore, disputò quattro stagioni nel Taranto. Giocò tantissime partite e mostrò subito una certa duttilità. Dopo tre anni di inattività, a sorpresa, ha ripreso l'attività calcistica a livello agonistico.

Lei arrivò a Taranto nella stagione 2001/02, mi parli del suo arrivo, delle trattative e delle motivazioni della scelta...
"Venni dal Brescia, disputai con loro le prime partite della stagione. Ma per mancanza di spazio, e per mancanza di motivazione decisi di cambiare ambiente, così andai ad Avellino. Dopo sei partite non trovai l'ambiente giusto, ebbi la chiamata del mister Simonelli e conoscendo la piazza, accettai subito".

Come fu il primo impatto con Taranto?
"Taranto come città è molto simile alla mia, una città del sud con il mare, proprio come Palermo. Mi impressionò subito la tifoseria, dove ebbi la fortuna di impattare presto, infatti dopo una sola settimana scesi in campo per la squalifica di un compagno. Esordì con il Pescara in casa, quando vidi il muro dei tifosi rossoblù mi bloccai, era impressionante, emozionante. Per fortuna l'emozione poi scomparì".

Disputò quattro stagioni a Taranto. Quale fu l'annata memorabile?
"Fu sicuramente la prima, trovammo tante vittorie. Fummo secondi e avremmo potuto vincere il campionato. Disputammo i play-off, conosciamo tutti poi l'epilogo. Ognuna delle stagioni mi regalò grandi soddisfazioni".

Quale ambiente visse a livello societario e nello spogliatoio?
"Vissi l'era del presidente Pieroni e poi quella di Blasi, due epoche totalmente opposte. Per quanto riguarda lo spogliatoio, in un modo o nell'altro ti affezioni ai compagni. E' chiaro che quando si vince tutto è più armonioso, tutti i rapporti si equilibrano e si respira euforia".

Lei è un difensore, ma come si definisce come calciatore e come uomo in campo?
"Io sono un difensore centrale, gioco sia a destra che a sinistra, soprattutto ho giocato a sinistra, essendo destro. In caso di emergenza ho ricoperto il ruolo di terzino destro o sinistro. A livello umano lascio agli altri il giudizio. Non mi sono mai abbattuto nelle difficoltà, credo di avere un forte carattere a livello calcistico".

Cosa le ha lasciato Taranto da calciatore e da uomo?
"Come calciatore mi ha lasciato dei ricordi bellissimi e il rammarico di non aver portato quella squadra in Serie B. Come uomo mi ha lasciato una moglie tarantina e due figli tarantini, adesso viviamo tutti a Palermo ma vengo spesso a Taranto".

Perché a suo tempo da calciatore lasciò Taranto?
"Lasciai Taranto perché ebbi un brutto infortunio al tendine di Achille che mi impedii di continuare a giocare. Decisi di rescindere il contratto con il presidente Blasi, perché non mi andava di prendere in giro una società corretta, che mi pagava regolarmente".

Parliamo di questo campionato di serie D del Taranto...
"Seguo sempre il Taranto, conosco Panarelli, Triuzzi, tutto l'ambiente. I calciatori un pò meno, l'annata sta andando abbastanza bene anche se il Picerno non molla un colpo. Bisognerà avere qualcosa in più per raggiungere la capolista".

Cosa fa attualmente?
"Attualmente gestisco una società ma gioco ancora a calcio, dopo tre anni di inattività a sorpresa ho ricevuto una proposta, e ho iniziato a calcare il campo a livello agonistico ancora una volta".
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