Prosperi, 'A Taranto ho cercato di fare il massimo con serietà e professionalità'
TARANTO FC | MRB.it intervista l'ex calciatore e capitano rossoblù

  • Angelica Grippa
  • 08 Novembre 2018 - 10:13
 
Fabio Prosperi - foto Luca Barone
Fabio Prosperi, capitano e bandiera del Taranto, considerato dalla tifoseria l'uomo simbolo dell'ultima fase della storia calcistica rossoblù. Attualmente allenatore del San Severo, si mostra sempre pronto a rinnovare il suo amore incondizionato per la squadra in cui ha militato per 10 lunghi anni.

Signor Prosperi parliamo di presente, cosa fa attualmente e cosa ha fatto dopo aver lasciato Taranto da calciatore?
"Attualmente alleno il San Severo. Da quando ho lasciato il Taranto ho iniziato ad allenare la juniores e poi la Beretti. In seguito sono passato in prima squadra con qualche problema di tesseramento."

Ci spieghi quest'incredibile alchimia con tutto l'ambiente tarantino.
"A Taranto ero e sono legato, credo di aver dato tanto a questa squadra, così come di aver ricevuto tantissimo. Ho cercato di fare il massimo con serietà e professionalità. Mi reputo un uomo fortunato, credo di essere quinto o sesto nelle presenze della storia di questo club così importante. Un grande motivo d'orgoglio. Ho portato la fascia da capitano per tanto tempo, e credo di detenere un record. Ovviamente lungo il percorso ho vissuto trionfi e delusioni, fanno parte della carriera di un calciatore".

Lei è figlio d'arte, suo padre fu capitano del Pescara, conosceva bene questo mondo. Quali sono le motivazione che l'hanno spinta ad intraprendere la stessa strada? E quali sono le differenze e analogie con suo padre?
"Mio padre non mi ha mai influenzato sulle scelte, non veniva quasi mai ad assistere alle mie partite. Conosceva quanto potesse essere deleteria la pressione di un genitore, e non si è mai prestato a sceneggiate come quelle a cui assistiamo oggi nelle partite giovanili. Io ero e sono innamorato follemente del calcio, questo è stato il vero motivo della mia scelta. Io e mio padre abbiamo avuto carriere simili, lui per tantissimi anni è stato la bandiera del Pescara, e ha militato solo lì. Io all'inizio della mia carriera ho girato un po', poi sono approdato a Taranto, e ho disputato 10 stagioni da calciatore e 2 da allenatore. Abbiamo fatto lo stesso percorso, solo che lui ha giocato 2 match di Serie B e io 4, l'ho superato di pochissimo. Lui era un calciatore molto tecnico e poco fisico, non aveva grandi dote atletiche. Mentre io non sono mai stato un calciatore tecnico, ma molto fisico e tattico. Basavo tutto sulla forza fisica, il mio punto di forza".

Se dovesse descrivere a tutti i tifosi rossoblù il momento più difficile indossando quella maglia?
"Momenti difficili ne ho vissuti tanti, poiché Taranto è una piazza particolare. Bisogna avere le spalle larghe, ogni sconfitta in questa città si trasforma in un momento difficile. Ma il momento più brutto resta quando abbiamo vinto il campionato sul campo e poi c'è stato il fallimento. Non so quanti calciatori l'avrebbero fatto, sono rimasto a Taranto anche in Serie D, pur avendo disputato l'anno precedente 30 partite, e vincendo il campionato. E' stato brutto non solo per me ma per tutta la città".

Una domanda delicata: nella sue breve e intensa esperienza da allenatore del Taranto in prima squadra, cosa non ha funzionato?
"Il problema del patentino ha influito parecchio. Io sono tutt'ora convinto che se non fossi andato via ci saremmo salvati. Ho un carattere schietto, dico quello che penso, e credo che non saremo retrocessi. Ma il calcio mi insegna anche che parla il campo, la mia resta una convinzione, e non si può dar nulla per scontato. Ci sono state controversie con qualche dirigente, ma anche questo capita nel mondo del calcio".

Citiamo partite importanti, entrate nella memoria storica del club. La semifinale con l'Atletico Roma, il suo gol importante e poi la disfatta. Cosa ricorda di quel momento?
"E' un match che è rimasto nella memoria di tanti, infatti me lo ricordano sempre. Feci un gol importante, ma tengo a precisare che con il Taranto tra coppa e campionato feci 20-21 gol, quindi ce ne furono da ricordare. Come il gol in casa contro la Reggiana, se non fossimo stati penalizzati, avrebbe avuto un peso importante. Con l'Atletico Roma quel gol fece sognare tutti compreso me, purtroppo non andò come speravamo".

Quali sono i suoi primati da capitano del Taranto?
"Credo di essere stato il calciatore che ha portato per più tempo la fascia da capitano. Ma non l'ho fatto solo per quello, essere capitano non è solo questione di fascia, ma prendersi le responsabilità e farsi carico di tante situazioni che in questa piazza sono delicata. Aiutare i calciatori giovani, così come tanti giocatori esperti che possono soffrire la pressione di Taranto. Per me il primato più grande resta l'immenso affetto che ricevo ancora dalla gente. A Taranto sarò sempre grato".

Lei ha visto susseguirsi tante società calcistiche, quali ricorda con maggior affetto?
"Sinceramente non voglio rispondere a questa domanda. Posso dirle che ho conosciuto lungo il percorso delle persone meravigliose, così come gente che ha usato il Taranto per scopi personali".

Il momento più commovente della sua carriera calcistica a tinte rossoblù?
"Sicuramente quando ho letto lo striscione a me dedicato, nella parte finale della mia carriera. Non capita a tutti di avere un ringraziamento pubblico così grande dai tifosi. Mi presi gli applausi di tutto lo stadio, è anche vero che dieci anni sono tanti. Mi sono preso anche i fischi e le contestazioni nei momenti più difficili. Ricordo che ci fu una mancata promessa dell'allora presidente, una partita con tutti i compagni. Magari un giorno l'organizzerò una bella rimpatriata calcistica".

Nell'ottava giornata di campionato la partita del Taranto sul campo del Fasano è stata sospesa a causa dell'infortunio dell'arbitro. Lei ha vissuto un episodio simile nella partita contro il Trani, dove venne anche espulso con 3 giornate di squalifica annesse. Ci parli di quel match.
"In quel match l'arbitro stava male dall'inizio, chiese aiuto ai medici. Noi chiedemmo di sospenderla, giustamente, ma andò avanti. Fui espulso per un grave errore dell'arbitro, che dopo qualche minuto si accasciò a terra e fu trasportato in ospedale. La beffa vera fu l'espulsione, che dopo i 45 minuti vale, così presi 3 giornate di squalifica in una partita assurda. Tra l'altro ricordo che stavamo vincendo 1 a 0. Capitò anche a Como, a 7 minuti dalla fine ,e un'altra volta a 2 minuti dalla fine. Domenica c'erano da disputare ancora 50 minuti ci, sarà solo una perdita di tempo per le squadre che dovranno recuperare il match durante la settimana".

Cosa pensa dell'attuale Taranto, calcisticamente parlando può realmente ambire al titolo tanto desiderato?
"Non ho visto tutte quante le partite del Taranto, ma solo nella prima di campionato. Guardando la rosa è la favorita a vincere questo campionato. Credo sia l'anno giusto, e penso che assieme al Cerignola siano le favorite assolute per il titolo".
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