LE VOCI DI MRB.IT

'La fine del calcio italiano' di Marco Bellinazzo

Dalla rubrica di Angelica Grippa, recensione del libro di Marco Bellinazzo (Feltrinelli editore, Milano 2018)

"L’evoluzione della Sport Industry nei prossimi anni richiederà sempre più una ingegnerizzazione dei processi creativi anche all’interno del calcio. Non ci si può rimettere alla fantasia, ai buoni propositi e all'improvvisazione. Nel football contemporaneo le squadre che sanno vincere alla fine , quasi sempre, vincono. Le squadre, che ‘sognano’ soltanto di vincere alla fine, perdono".

13 novembre 2018, San Siro, sotto gli occhi increduli si consuma una tragedia tanto annunciata, temuta, l’Italia non parteciperà ai Mondiali in Russia. E’ solo l’epilogo del tracollo azzurro, e Marco Bellinazzo si propone di ripercorrere le tappe fondamentali dell’infausta vicenda. Lascia scorrere davanti agli occhi del lettore la storia del campionato tricolore, dagli splendori incomparabili degli anni’90 a una delle cause fondamentali della tragedia, il binomio calcio-Tv. Apparentemente redditizio ma che in breve tempo porterà il calcio stesso in secondo piano. Le sfide serrate tra le ‘7 sorelle’, un campionato avvincente conteso tra 7 squadre ben organizzate, il mondo ci osserva ammirato, mentre cambia tutto e si avvia la libera circolazione dei calciatori stranieri nei club. Lo scandalo doping che come un uragano svelerà tristi verità, le vite degli atleti passate in secondo piano per introiti milionari e amori di sponsor. Gli anni 2000 vedranno i crack economici che cambieranno per sempre lo scenario del calcio così come lo avevamo visto sino a quel momento. Poi, sorpresa, l’Italia campione del mondo a Berlino nel 2006, e lo scandalo assurdo di una classe dirigente corrotta e avversa a un calcio pulito e costruttivo, chiamato ‘Calciopoli’. Così perderemo l’assegnazione dell’Europeo 2012. Nei due mondiali che seguiranno non passeremo nemmeno le fasi a girone, tra calcioscommesse, bilanci falsati, cartellini stragonfiati e tutti seduti esclusivamente sul finto castello degli introiti televisivi. Tra recriminazioni varie, emerge un dato di fatto: senza top player, senza palloni d’oro con stadi obsoleti che costano annualmente alla Serie A 500 milioni di introiti mancati, senza settori giovanili e staff specializzati.

In un sistema calcistico in evidente collasso ci sono realtà che si fanno spazio, mostrando le strade da percorrere. La Juventus, il Sassuolo, L’Udinese con stadi proprietà, un management all'avanguardia e buoni propositi di ricostruzione. I vivai vulcanici di Roma e Atalanta, la rivalità tra Juve e Napoli che ha incrementato lo spettacolo e appassionato milioni di tifosi. Se è vero che la cima del calcio di qualità si è allontanato dalla nostra penisola, e anche vero che in estate il calciatore più forte del mondo, Cristiano Ronaldo ha scelto di sbarcare in Italia. Niente è perso, nulla è irrecuperabile, certo ci vorranno dedizione, impegno e organizzazione. Partendo dal singolo club, ridando valore al botteghino, centralizzando i settori giovanili, riporteremmo in breve tempo l’Italia al posto che merita, patria del calcio da tanto tempo. Rivedere una nazionale con la maglia attaccata al petto, che corre per la patria e per quei tifosi che da casa vorrebbero vivere un’altra gloriosa fase di un immensa storia d’amore. Imparando dagli errori del passato senza mostrare ancora una volta la mancanza totale di una memoria storica del nostro Paese, cogliendo quei lampi che da ogni dove richiedono un imminente rifondazione dell’intero sistema calcio italiano.


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