Spagnulo, 'Oggi il calcio non è più quello di una volta'
TARANTO FC | Lo storico portiere rossoblù a MRB.it, tra passato e la situazione attuale del Taranto
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Gianpaolo Spagnulo - foto Luca Barone
Angelica Grippa | 27 Settembre 2018 - 09:01
Uomo simbolo del Taranto, idolatrato dalla maggior parte dei tifosi, Gianpaolo Spagnulo è uno dei più grandi calciatori che abbiamo avuto la fortuna di vedere in porta nella nostra squadra. Ha militato in Serie A, indossando con onore i colori genoani, dopo una breve parentesi in Brasile, è tornato nella sua Taranto per scelta. Umiltà, talento e dedizione contraddistinguono un calciatore che porta con sé i valori di un calcio vecchio stampo, dove l'unione e il sacrificio le facevano da padrone. Con gioia ospitiamo Gianpaolo ai microfoni di MRB.it, così ama essere chiamato dai suoi tifosi, per sentirli più vicini.

Signor Spagnulo, lei è considerato da tutto l'ambiente tarantino uno dei più grandi giocatori usciti dal Taranto. La maggior parte dei tifosi la considera un idolo, avverte quest'immensa stima? Com'è attualmente il suo rapporto con Taranto città e squadra?
"Si lo avverto, la tifoseria non perde una sola occasione per mostrarmi tutto l'affetto che ha per me, per strada, nelle manifestazioni sportive, sui social. Io per loro sono Gianpaolo , nessun tifoso usa il mio cognome. Da quando ho indossato la casacca del Taranto sono sempre stato uno di loro, non ho mai avvertito il distacco che si può creare tra calciatore e tifoso. Mi considero umile, non ho mai vissuto sotto i riflettori, e quando ho smesso non è cambiata tanto la mia vita. Certo il calcio manca, l'adrenalina, gli allenamenti, ma a livello di notorietà non sento di aver perso nulla, perché ho continuato a vivere in modo tranquillo, così come facevo prima".

Parliamo un po' di numeri: le statistiche dicono che lei ha militato in tutte le categorie a Taranto dalla Serie B alla Serie C1, C2 e anche nei Dilettanti. Mi conferma questo dato?
"Si, non ho giocato in Serie A solo perché il Taranto non ha mai raggiunto la massima Serie, altrimenti avrei giocato lì con loro. Con loro in tutte le categorie".

Lei ha vissuto tre diverse fasi a Taranto, la prima con l'esordio '87-'91, la seconda '98-'01 e la terza come allenatore in seconda dei portieri '15-'16. Mi parli di queste tre diverse fasi, qual è stato il periodo che ricorda con maggior gioia a Taranto?
"Sicuramente la prima, che ha visto il mio esordio. Come sa io sono originario di Grottaglie, ma il mio punto di riferimento era comunque Taranto. Più che informarmi sui risultati delle squadre di Serie A, da ragazzino mi interessavo ai risultati del Taranto, questo la dice lunga. Ritrovarmi catapultato in questo ambiente, militavo nel Brindisi e un mercoledì indimenticabile vennero i dirigenti del Taranto e mi portarono via. Questo per me è il ricordo più bello, il mio esordio a Bologna con rigore parato. Quattro campionati di altissimo livello, mi affacciavo così al calcio che conta, nel professionismo. La seconda volta è stata una scelta di vita, avevo già tanta esperienze, al calcio avevo ben da chiedere, avendo militato anche in Serie A. Tornai per dare una mano al Taranto che era in Serie D, vincemmo il campionato e ritornammo tra i professionisti, fu un'immensa soddisfazione. Ultima parentesi, dopo aver girato nel ruolo d'allenatore e preparatore dei portieri, sono tornato nel Taranto di Dionigi, anche questa fu una bella esperienza. Disputammo i play-off, ci venne tolta la Serie B per la penalizzazione e poi come tutti sappiamo giunse al fallimento".

Ogni volta che è ritornato a Taranto, ha ritrovato differenze sostanziali nell'ambiente, nella gestione? Quali difficoltà ha incontrato da calciatore in questo mondo rossoblu?"
"Da calciatore non ho affrontato una sola difficoltà. Nel calcio quando i risultati ti accompagnano si arriva alle stelle. Da tarantino vivevo una carriera rischiosa, perché osannato al massimo se le cose andavano bene ma potevo anche essere il bersaglio numero uno se fosse andata male. Non mi sono mai trovato in difficoltà, certo un anno siamo retrocessi, ci sono state delle contestazioni com'è normale nel mondo del calcio. Sono di casa, quest'ambiente è mio".

Come ha detto poc'anzi lei ha disputato anche campionati nella massima serie con la maglia del Genoa. Ha calpestato tantissimi stadi prestigiosi, quali gare ricorda con come cardinali della sua carriera e quali avversarie ha temuto di più?
"Quando si arriva in Serie A si respira un'aria totalmente differente. Fra tutte ricordo la partita a San Siro contro il Milan '92-'93, parai di tutto tranne il rigore che gli fece portare a casa la vittoria. Ero bravo a parere i rigori, ma in quel match Savicevic segnò a 5 minuti dalla fine. Poi ricordo anche uno spareggio amaro, che sentenziò la retrocessione del Genoa dalla Serie A, contro il Padova a Firenze, anche lì feci tante parate, ma purtroppo perdemmo ai rigori. Disputai una delle partite più belle della mia vita".

Com'era la Serie A di allora e l'ambiente genoano di quei periodi?
"Entrare nello spogliatoi, negli spalti, essere in campo, tutto in Serie A è diverso. Vedere un'organizzazione capillare, quando arrivi con il pullman vedi tutti questi stewards, aleggia nell'aria un profumo particolare, ti senti nell'olimpo, vedi tutto fatto alla perfezione. Ricordo di essere sempre stato tranquillo, scendevo in campo all'Olimpico, a San Siro, a Torino, a Napoli concentrato, non avvertivo nemmeno il bisogno di fare riscaldamento".

Lei è stato il secondo calciatore italiano dopo Osio ad essere ingaggiato da una squadra brasiliana, il Vitòria. Cosa differenzia quell'ambiente così apparentemente distante dall'Italia, e com'è per un calciatore italiano militare in Brasile?
"E' un ambiente caldissimo, come Taranto, ma con una città così grande si triplicano i numeri delle presenze. Giocavo in uno stadio che ci faceva godere appieno il tifo, attaccato al terreno da gioco. La prima difficoltà che ho dovuto affrontare è stata la lingua, ma le dirò il portoghese è abbastanza semplice, dopo un mese parlavo e comprendevo questa lingua. La mentalità molto più libera, meno pressioni mediatiche ai calciatori, gli si lasciava vivere la vita privata senza troppi stress. Vivono e lasciano vivere, a livello di allenamenti grandi differenze, poco lavoro atletico e tanta tecnica, calciatori tecnici come i brasiliani io non li ho mai visti. Bravissimi sin dalla tenera età. Era meraviglioso osservarli in queste spiagge lunghissime, dove creano dei campi sui bagnasciuga in fila, centinaia, popolati da bambini che alla fine giocano scalzi e danno spettacolo. Da questo ho capito che il talento ce l'hanno nel sangue".

Segue ancora assiduamente le vicende del Taranto? Cosa pesa di questo campionato appena iniziato. Quante possibilità ha realmente questa squadra di vincere il campionato e risalire?
"Certamente lo seguo, ovunque. Mio malgrado vedo che non riesce a venir fuori dal tunnel, sempre nella categoria dilettantistica. Auspichiamo di vincerlo, analizzando le altre squadre, tolta il Cerignola, non ci sono tante formazioni allestite per vincere il campionato, squadre al di sotto delle qualità della categorie. Dico per esperienza che vincere non è mai semplice, a meno che si abbia il tipico squadrone ammazza campionato, che non ha il Taranto. Se devo fare un paragone con la realtà del Bari, che alla fine del girone d'andata potrebbe aver vinto già il campionato, qualcosa manca. Queste sono supposizioni, ovviamente. C'è malumore perché si aspettavano la punta di spessore che non è arrivata, ritengo che abbiano avuto dei motivi validi per non prenderla. Rispetto sempre le scelte di una società, si fanno dei programmi e alla fine si tirano le somme. Il Taranto ha le carte in regole per giocarsi la vittoria".

Cosa fa attualmente nel mondo del calcio?
"Continuo a vivere immerso nel mondo dl calcio, sono un professionista, alleno i portieri, oggi il calcio non è più quello di una volta, tante situazioni non mi piacciono. Grazie al cielo mi posso permettere di scegliere se accettare una proposta o no. La questione economica ha una grande importanza, a volte sacrifica la qualità. Tutto ciò che è di alto livello ha un valore, per il momento aspetto, se ci sarà l'occasione di rientrare lo farò per una proposta seria non tanto per lavorare. Sono cresciuto con i valori di un calcio diverso che valorizzava la risorsa umana e li porto sempre con me. Nella vita bisogna anche saper dire di no".
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