Cipriani, 'Ai tifosi rossoblù chiedo di stare vicini a squadra e presidenza'
TARANTO FC | 'Il nostro era un Taranto molto forte' - ha commentato ricordando il passato
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Cipriani, durante la battuta di un rigore - foto Web
Andrea Loiacono | 9 Febbraio 2018 - 13:18
Con il Lecce dal 1983 al 1985 contribuisce alla prima promozione in serie A dei salentini. Qualche anno dopo passa dal Trani al Taranto dove colleziona, dal 1994 al 1997, 34 gol. Nel '94-'95 contribuisce alla vittoria del campionato dei rossoblù, allenati da Ivo Iaconi, che conquisteranno anche lo scudetto dilettanti. Stiamo parlando di Loriano Cipriani che noi di MRB.it abbiamo contattato telefonicamente.

Quali sono i tuoi ricordi dei tre anni trascorsi in rossoblù?
"Il primo è stato un anno fantastico. Anche se eravamo in interregionale, riuscivamo a portare diecimila persone allo stadio ogni domenica e quello è il segno positivo che la squadra c'era, così come l'allenatore e la società. Sono state due grandi soddisfazioni, sia vincere il campionato e andare in serie C sia vincere lo scudetto dilettanti".

Con Aruta e Caputo formavate un bel trio e la squadra era abile a sostenervi...
"A parte il trio di attaccanti, diciamo che c'erano dei giocatori molto in gamba partendo da Imparato, Mazzarano, De Solda, Pernisco, Latartara, Triuzzi".

Il 4-3-3 di mister Ivo Iaconi era forse innovativo per l'epoca, considerando che le altre squadre preferivano magari un più classico 4-4-2?
"Sì, a quei tempi lì era strano, ma le caratteristiche di ognuno di noi erano quelle: io centrale, Aruta sulla sinistra e Caputo sulla destra. Quindi, una volta trovata la continuità, era giusto continuare con quel modulo lì. Nessuno di noi lì davanti stava fermo, ci muovevamo tutti per aiutarci reciprocamente".

Ci racconti qualche aneddoto? Chi ti volle fortemente e chi ti portò a Taranto?
"Io ero a Trani, venne personalmente Galigani al campo sportivo, mi parlò, sentii il programma del Taranto e non esitai un istante a fare la valigia e raggiungere Taranto con mia moglie e mio figlio".

Abbiamo detto del vostro rapporto con la tifoseria. Alle volte si raggiungevano anche le quindicimila presenze. Questo era un aspetto che vi condizionava o vi esaltava? Spesso si dice che l'eccessivo entusiasmo blocca i giocatori...
"Io ero abituato a queste cose, però io penso che, a parte l'emozione iniziale, poi piano piano ci si abitua. Una volta passato quel momento credo sia tutto a favore del giocatore stesso. Anche perchè l'unica cosa che interessa al tifoso è che il calciatore dia tutto in campo".

Segui il Taranto adesso?
"Sì, lo seguo per quello che posso. So che c'è una società nuova che è arrivata da poco. Forse se fosse partita dall'inizio del campionato adesso anche la classifica del Taranto sarebbe diversa. Credo che quest'anno servirà per far tesoro delle cose che non vanno e riconfermare quei giocatori che fanno al caso di una piazza con un progetto ambizioso come il Taranto".

Cosa ne pensi del calcio di oggi che è un po' diverso rispetto ai tuoi tempi? Prima era più genuino?
"Era molto più genuino e sanguigno. Non si stava a guardare molto al modulo di gioco ma l'importante era correre e darsi una mano. Ora ognuno ha la sua zona, ci sono più tatticismi, i giocatori mi sembrano più legati".

Con gli altri allenatori che ci sono stati a Taranto che rapporto hai avuto?
"In molti ci trovavamo meglio con Ivo Iaconi. Era uno che metteva in campo la domenica chi lo meritava davvero, è sempre stato schietto e leale".

Un saluto ai tifosi del Taranto?
"Con loro ho sempre stabilito un rapporto di sincerità, li ringrazio per tutto il periodo in cui sono stato a Taranto. Mi hanno sempre incoraggiato anche quando le cose non erano andate bene e con loro ho stabilito un rapporto eccezionale. Speriamo di riuscire a salire di categoria, se non quest'anno, mi auguro l'anno prossimo, perché Taranto non merita la serie D. Alla tifoseria chiedo però di stare vicino alla squadra e alla società. Solo così si potranno raggiungere i risultati".
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