A tempo perso...
LE VOCI DI MRB.IT | 'Scusa... che ha fatto il Taranto?', rubrica di Marcello Fumarola
  • Marcello Fumarola
  • 11 Dicembre 2017 - 12:41
 
foto Luca Barone
Quel che resta del Taranto, dopo le numerose partenze e l'arrivo del solo Marsili, rientra dal ritiro punitivo (?) per affrontare l'ex capolista Potenza.
Un Cazzarò stratega (o forse molto più... aziendalista?) opta per un inedito ed improponibile 3-5-2.
In una squadra priva di esterni validi, per tener su questo modulo il mister rossoblu deve infatti ricorrere all'esordio di Stefano Boccadamo, schierare D'Aiello in una scomoda, inedita posizione di centro sinistra e, di conseguenza, schierare ben 3 under a centrocampo dove, oltre al citato Boccadamo, ci sono Lorefice e Li Gotti (Giannotta ancora in panca) a far reparto con Galdean e con il "ritornante" Marsili. Il recuperato Diakite' affianca Favetta in avanti.
È una squadra oltremodo sperimentale e il disagio si vede, purtroppo, da subito.
Dopo soli 7 minuti, infatti, un'azione solitaria di Biancola porta in vantaggio i lucani. Davvero sorprendente la facilità con la quale l'esterno potentino si infila, da destra, nella nostra difesa, nuovamente ferma "stile 2-2 del Manfredonia", e conclude sul secondo palo.
La sintesi vernacolare sarebbe:
À 'rrevate mborte cu tutte ù pallone!
Il Taranto nel primo tempo non ha né equilibrio, né fluidità di gioco. Si rende pericoloso in un paio di occasioni su calcio piazzato ma rischia di subire ancora e Miale in bella acrobazia, deve salvare provvidenzialmente su Siclari; poi Franca si esibisce in una "convergenza" da destra al centro e fa partire una sassata che scuote la parte bassa della traversa per poi toccare a terra; è già gol, ma Siclari la ribadisce in rete.
Lo scoramento è notevole: un pur insipido Potenza è avanti di due gol, il Taranto appare quanto mai vulnerabile.
A inizio ripresa un poco reattivo Siclari fallisce la palla dello 0-3 (sull'ennesima palla persa dalla nostra difesa guidata dalla coppia Carlo Sassi/Heron Vitaletti); D'Aiello viene ammonito dopo aver fermato una pericolosa ripartenza ospite e la partita sembra incanalata tutta a favore degli uomini di Ragno.
La Curva sguarnita e divisa (qualcuno degli "autonomi" si è addirittura spostato in gradinata) effettua una "contestazione numerica" nei confronti di Volume, che avrebbe però bisogno di conferme dalla Smorfia ufficiale. Possiamo comunque dire che dopo il 71 a Campitiello, è apparso il 61 a Volume; quindi, anche sugli spalti come in classifica, si registra un... meno 10.
Dicevamo di D'Aiello ammonito e a disagio in quella posizione; a quel punto Cazzarò decide di fare di necessità virtù e fa uscire l'ex biscegliese, inserendo la solita "Ancora di salvezza". Si passa ad un 4-3-3 e proprio Ancora serve subito un pallone prezioso in area di rigore sul quale Diakite e Galdean si dimostrano accaniti fan del liscio by Raoul Casadei.
Poco dopo, pregevole movimento (alla Riganò contro il Tricase) di Favetta in piena area di rigore; il gol sembrerebbe la cosa più facile ma il 94 rossoblu centra in pieno l'estremo ospite; un po' di fretta ma anche tanta malasorte nella sua conclusione.
Il nuovo assetto pare aver cambiato il volto della squadra e del match; a dimostrazione che ognuno deve fare il suo, come detto, nel pieno rispetto dei ruoli.
La pressione dei rossoblu jonici è costante. Il Potenza non "esce" più dai venti metri, soffrendo il "narcisismo" della coppia d'attacco Franca/Siclari che non solo non punge ma non aiuta la squadra in fase di non possesso.
Succede così che il numero 6 Bertolo (che da serie A ha solo la cresta alla Hamsik) si fa espellere (doppia ammonizione) per una fallosissima quanto inutile entrata da dietro.
Sulla conseguente punizione Galdean potrebbe riaprirla...ma manca ancora qualche centimetro.
La pressione è costante e pochi minuti dopo è proprio Miale a riaprirla con un bel colpo di testa, sempre su calcio piazzato, ben calciato da Marsili.
Diakite sbaglia l'inverosimile da ottima posizione, ma capisci che la rimonta si può completare... e non solo.

Tanti tentativi ribattuti, anche fortunosamente, da un Potenza incapace di fare due passaggi di fila, tenuto in piedi dalle sostituzioni di Ragno che inserisce anche l'ex Vito Russo.
Parliamo di una squadra capace di dieci vittorie consecutive che, quantomeno allo Iacovone, ha deluso ogni aspettativa.
Decisamente meglio il giovane Gragnano visto all'opera due settimane fa.
Negli ultimi minuti, "Avanti tutta" con Aleksic che subentra a Marsili (Crucitti boicottato) e con Rosania e Miale ormai attaccanti aggiunti. Nei 6 minuti di recupero "ancora Ancora" mette in mezzo un interessante pallone sul quale nessuno riesce a spingerla in rete.
Proprio allo scadere, dal continuo batti e ribatti, scaturisce una palombella di Galdean sul secondo palo dove ci sono ben tre compagni di squadra; non si capisce come...ma la palla passa in mezzo a tutti e tre senza essere colpita e cosi svanisce l'ultima possibilità di raccogliere un meritato pareggio, magari poco utile in chiave classifica ma quantomeno più gratificante per il morale.
Un tempo, più cinque minuti del secondo, regalati al temibile avversario, costano caro. Cazzarò può fare esperienza di quanto accaduto nel senso che, nel calcio come in altri contesti, se devi sbagliare conviene sempre farlo con le proprie idee.
A fine match si apprende che, nonostante la sconfitta, il ritiro è stato revocato, il silenzio stampa no (anche perché costa decisamente di meno).
Non parla nemmeno il Potenza "per qualcosa accaduto negli spogliatoi"; sembrerebbe infatti che qualcuno, forse frustrato per non aver messo le mani sulla vittoria, le abbia invece messe addosso ad alcuni tesserati del Potenza. Devo davvero augurarmi che ciò non sia vero perché le figure barbine, sul campo di gioco, si possono superare (ci abbiamo fatto il callo); le sconfitte umane, comportamentali e figlie della mancanza di correttezza e di sportività, restano macchie indelebili, ben più difficili da cancellare.
Tornando al campo, l'unico dato positivo rimane quindi la reazione della ripresa, dopo aver rischiato il terzo gol e dopo aver cambiato assetto.
Ben poco, purtroppo, rispetto all'ennesimo gioco al quale stiamo assistendo, sempre e solo a nostre spese. Come un bimbo alle prese con i Lego, c'è chi costruisce, distrugge e ricostruisce squadre (o presunte tali) a piacimento; per interessi o per pura incompetenza.
Non riuscendo a sopportare la continuità di questa precarietà, torno nell'oblio della cosiddetta diserzione, sino a quando non so cosa e non so chi, sarà in grado di eliminare il crescente, insopportabile... "fizzedegnische".
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