Campilongo, 'Serpentara, crocevia importante. Basta passi falsi'
VERSO SERPENTARA-TARANTO | 'Il mercato? Sappiamo dove intervenire. Gori? E' una nota positiva'
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Salvatore Campilongo - foto Luca Barone
Alessandra Carpino | 28 Novembre 2015 - 15:19
“Contro il Serpentara, domani, è una partita troppo importante. Fondamentale. Si è perso troppo tempo, non bisogna più guardarsi indietro. E’ necessario proiettarsi esclusivamente in avanti. Non possiamo permetterci ulteriori battute d’arresto”. L’annuncio di Salvatore Campilongo, nell’immediata vigilia della trasferta in terra laziale, è chiaro e perentorio. Nell’attesa delle metamorfosi che promettono di essere generate dall’imminente sessione di mercato invernale, il Taranto è chiamato a non smarrirsi, a profondere l’abnegazione massima, a non cadere in ulteriori peccati di ingenuità e trappole. Infrangere il sottile anatema relativo all’assenza del successo esterno, che si procrastina da tre turni di fila, è una missione che stride con l’ambizione del Serpentaria, penultimo in graduatoria ed ancora ignaro del sapore della vittoria. “Partite facili non esistono, in questo girone ed in questa categoria- catechizza mister Campilongo- Non cerchiamo assolutamente alibi: dobbiamo sfoderare una grande prestazione, per espugnare il campo avverso. Se dovessimo peccare di personalità, se non dovessimo applicarci con una mentalità da vertice, non potremmo conseguire i nostri obiettivi di ascesi”.

I parametri del calcio moderno non consentono distrazioni o pericoli di sottovalutazione di qualsiasi avversario: “In casa, il Serpentara si è dimostrata una compagine tignosa- spiega il tecnico rossoblu- L’ho visionato in due gare: l’organico laziale forse non dispone di un alto tasso qualitativo, ma sopperisce con altre capacità, con la corsa, la forza e la cattiveria agonistica. Si esibisce su un campo sintetico, piccolo e consumato, che impedisce un corretto rimbalzo del pallone”. Demiurgo peregrinante dei palcoscenici calcistici, Sasà Campilongo ha seguito le gesta del promettente Antonio Foglia Manzillo, d’identica estrazione partenopea: “Un bravo allenatore, preparato e competente della categoria- conferma il trainer ionico- Lo conosco da anni, è un ragazzo che si dedica profondamente alla quotidianità del lavoro ed allo studio della disciplina. Il suo Serpentara è disposto con un 3-5-2, i suoi interpreti sono avvezzi a raddoppiare e triplicare la marcatura, non ti lasciano giocare. Saranno condizioni tattiche da contrastare”. Insite le richieste di pragmatismo ed efficacia, indispensabili contro antagonisti che lottano per la sopravvivenza: “Per noi è un crocevia importante- ribadisce l’allenatore originario di Fuorigrotta- Mancano ancora tante partite alla fine del torneo, non può essere l’esito di una in particolare, adesso, a compromettere le nostre ambizioni, ma non dobbiamo più distaccarci dalle nostre priorità nella zona alta della classifica. Al cospetto del Serpentara, agire di fioretto non basterà. Anzi. Occorreranno altre doti concrete per portare via i tre punti”.

Didattica specifica e novità all’orizzonte: il programma di preparazione alla seconda trasferta consecutiva è stato intervallato dalla qualificazione ai sedicesimi di Coppa Italia LND, ottenuto dal Taranto nella lotteria dei calci di rigore in quel di Bisceglie. Una sfida secca, che ha lasciato in eredità qualche dilemma, qualche inesattezza alla quale rimediare, qualche tentazione di rinnovamento da considerare. “Credo che un passaggio del turno faccia sempre piacere, aldilà della modalità del risultato. Nella prestazione della squadra ho intravisto aspetti positivi, ma anche registrato qualche negatività: subire la rete del pareggio su calcio d’angolo, al 94° quindi in pieno recupero, fa male. Non pensi sia solo un problema di marcatura, ma di attenzione, di concentrazione”, analizza Campilongo. Epilogo fatale ed irrimediabile invece a Potenza, domenica scorsa: alcune esecuzioni tattiche necessitano di tensione produttiva, di furbizia, sicuramente di tempistiche correzioni. E lo stratega campano ne è consapevole: “Da questa settimana abbiamo cambiato modo di marcare- svela- Abbiamo prediletto lo schema a zona, che innesca meno responsabilità in relazione al controllo del singolo. Occuparsi dell’uomo richiede una personalità idonea e cattiveria; magari, eseguendo le due linee più due giocatori fuori area, rientrano tutti, quindi aumentiamo uomini in area. Siamo anche forti fisicamente, ce lo possiamo permettere”.

“La squadra dovrà abituarsi col tempo a questo tipo di marcatura- prosegue- L’errore individuale non si può correggere, purtroppo: è personale, dipende dallo stato di concentrazione o dal bagaglio tecnico. In materia di reparto, invece, si può lavorare con continuità, per limarne i limiti”. Retroguardia ionica votata al mutamento, complici svariati protagonisti costretti ad abdicare per diverse motivazioni. Eccezion fatta per lo squalificato Lecce, Campilongo disporrà del rientrante Guardiglio e di D’Angelo, testato durante il match di Coppa Italia. “Pambianchi è in fase di recupero, ma si aggregherà al gruppo dalla settimana prossima- elenca il mister- Manganelli ha subito un lieve stiramento al collaterale: la risonanza magnetica ha escluso complicazioni, sta bene, ma non si allena da due giorni: osserverà questo turno di riposo, disponibile per la ripresa della preparazione”. “A queste due defezioni, si aggiunge anche l’assenza reiterata di Ammirati: il ragazzo classe ’96 è ancora infortunato, e la settimana prossima avvierà un programma personalizzato- specifica il tecnico- Il resto dell’organico vanta uno stato psicofisico apprezzabile, ed i calciatori impiegati mercoledì hanno smaltito le fatiche, recuperando l’idonea condizione”.

Innesti e “sorprese”, più o meno attese in vista dell’imminente gara col Serpentara: Sasà Campilongo non le occulta, anzi. Perché il contributo dispensato dai due calciatori in questione, Pietro Cascone e Mauro Gori, si è rivelato efficace, essenziale e decisivo. “Pietro (Cascone, ndr) lo conosco bene: non è ancora al 100% della forma, non vedeva il campo dal 18 ottobre scorso- spiega lo stratega rossoblu- Quando il ritmo-partita o l’intensità delle esercitazioni sono deficitarie, vivere la competizione rischia di apparire complicato. Il ragazzo, però, sta molto bene, si è ripreso con tempestività anche dal leggero affaticamento rimediato mercoledì in coppa, gara in cui ho deciso di schierarlo nella formazione titolare. Tant’è che il giovedì seguente l’ho anche provato nel test”. “Gori è la nota positiva- continua sorridendo- A Potenza è entrato benissimo, mi ha stupito. In due settimane alle mie dipendenze, si è comportato alla perfezione, allenandosi con solerzia. Buona anche la sua prova a Bisceglie, nonostante il campo non gli permettesse di esplicare le sue peculiarità molto tecniche. Domani potrebbe esserci un’altra occasione per lui. Se la sta meritando”.

Sensibilità nei confronti del gruppo consegnatogli all’indomani del collega autoctono Michele Cazzarò, altrettanto realismo e progettualità da mutuare nella campagna di rafforzamento che sarà inaugurata all’esordio di dicembre: “Fino a quando i giocatori che mi sono stati affidati lavoreranno con me, non parlerò di futuro- spiega Campilongo- Sono stato chiaro coi miei ragazzi: i nomi che si leggono non sono stati suggeriti da me o dalla società. Al momento opportuno, le strategie si sapranno dalla mia bocca, con la massima trasparenza”. “In sinergia con la società e col direttore Montervino, sappiamo già dove intervenire, abbiamo stilato il quadro completo delle operazioni- anticipa il condottiero rossoblu- Noi siamo consapevoli che alcuni giocatori non stiano rendendo per quello che si aspettava da loro. Domani non sarà attuata una “rivoluzione”, sarebbe una mossa controproducente, ma qualche alternativa l’abbiamo”. Purista della brillantezza del 4-3-3 che ha caratterizzato le sue “creature” più prodigiose e strutturate, quali la Cavese e, di recente, l’Ischia, Salvatore Campilongo non cede al dogmatismo, prediligendo l’eclettismo tattico, complice un’attività demiurgica che non è stato possibile intraprendere dalle genesi estive. Il quesito spontaneo, semmai, coinvolge la gestione del mercato invernale, fra diaspore ed ingaggi che possano favorire una virata per il rimodellamento del Taranto. “Il sistema di gioco lo innescano i calciatori stessi: qualora si adattassero con facilità, sarebbe altrettanto più agevole disegnare il 4-3-3- argomenta il mister- Si tratta di un modulo che copre molto bene il campo, ma che necessita di corsa e sacrificio, a cominciare dagli attaccanti. Inoltre, se non si confida in esterni che coprono bene e che, all’occorrenza, si rivelino abilissimi nell’uno contro uno, l’assimilazione del 4-3-3 si complica. Fondamentale è l’apporto anche dei centrocampisti, i quali devono dimostrarsi bravi nel proporsi come nel chiudere l’azione. Devono avere gamba e saper ragionare”. Illustrazione impeccabile: “In alcuni punti, questa squadra ne è carente- ammette Campilongo- L’allenatore ha il compito di adattarsi al materiale umano a disposizione, così si potrebbe concepire anche una variante sul 3-4-3. Di certo, sappiamo in quali reparti intervenire. Il nostro pensiero è rivolto alla sfida di domani, ma il futuro è ben delineato nella nostra testa”.
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