Caputo, 'Taranto colga l'occasione di un vero riscatto'
TARANTO FC | MRB.it intervista l'ex giocatore rossoblù, Piero Caputo
  • Angelica Grippa
  • 04 Agosto 2018 - 12:55
 
Piero Caputo - foto Luca Barone
Piero Caputo ha disputato tre campionati nel Taranto, uno di Serie D e due di Serie C2. Il primo anno ha vinto un campionato e lo Scudetto Dilettanti. Ha collezionato 78 presenze realizzando in tutto 26 gol. Brindisino di nascita e da sempre nel cuore dei tifosi. Accogliamo con piacere le sue parole ai nostri microfoni.

Signor Caputo, parliamo della sua esperienza a Taranto. Com'era vivere la città da calciatore a quei tempi?
"Era bello, com'è bello adesso, era davvero fantastico. Quando sono arrivato a Taranto era un periodo delicato, veniva dalla serie B, anch'io venivo da quella categoria e mi chiamarono. Quell'anno si costruì una squadra grandiosa, sostenuta da una solida società. Noi calciatori abbiamo vissuto alla grande. Ogni domenica era emozionante, allo stadio non meno di 6-7000 spettatori".

Delle tre stagioni disputate, quale porta nel cuore?
"La prima, quando abbiamo vinto il campionato, abbiamo vinto tutto. Campioni d'Italia di Lega Nazionale dilettanti, l'anno seguente abbiamo militato in Serie C con sulla maglia lo scudetto stampato. Quindi scelgo senza dubbio il primo, fu un anno vincente".

Molti tarantini ricorderanno il trio Caputo-Cipriani-Aruta che nella stagione '95-'96 ha realizzato più di 50 gol. Cosa vi era di straordinario, quale alchimia legava queste vite sportive?
"Abbiamo fatto tantissimi goal, 19 Cipriani, 19 Aruta e io 14. Eravamo colleghi in campo e amici fuori del campo. Passavamo una grande quantità di tempo assieme, l'affinità era incredibile. Senza contare le doti tecniche di questi calciatori, era semplice giocarci, e facile giungere al goal, davamo tutto in campo. Ci guardavamo e ci capivamo, tatticamente e umanamente".

Segue ancora il Taranto?
"Si sempre, quotidianamente. Rilascio tante interviste questo mi tiene sempre aggiornato accanto alla passione".

Cosa succederà a questo Taranto nella stagione che sta per iniziare?
"E' un Taranto costruito bene, su basi solide e per vincere il campionato. Vediamo in quale girone militerà e se ci sarà anche il Bari. Potremmo assistere al derby dopo tantissimi anni. Credo che questo per il Taranto, possa essere una stagione importantissima, quella del riscatto, del salto di qualità".

Attualmente cosa la lega a Taranto, vi sono delle differenze con altre piazze da lei conosciute?
"Ero e sarò sempre legato a questa magnifica città. Ci ho vissuto quasi 10 anni, mi lega tutto qui, ho conosciuto mia moglie, e tantissima gente. Non ho mai avuto un solo problema con questi tifosi, un legame a vita".

Lei è brindisino, se dovesse fare un paragone tra Taranto e Brindisi, piazze calorose ma che da tanto tempo vivono dei momenti difficili. Cosa le lega o le differenzia?
"Si somigliano tantissimo calcisticamente parlando, quando stanno per fare il salto di qualità vi è sempre una componente che le porta alla deriva. Tantissime difficoltà, anche a Brindisi la tifoseria è importante, quest'anno fanno l'Eccellenza e come per Taranto spero che anche per la mia città ci sia un riscatto".

Da calciatore, la tifoseria rossoblu ha davvero quel calore e quella scintilla straordinaria di cui tutti parlano?
"Si, assolutamente. È difficile da spiegare, bisogna viverlo nel campo altrimenti non lo si può capire. Mi sento fortunato ad averlo vissuto".

Cosa fa attualmente? Ha un sogno o un progetto futuro?
"Sono sempre nel mondo del calcio, l'anno scorso ho fatto l'allenatore in seconda della prima squadra del Brindisi. Nella prossima stagione allenerò la Juniores, vivo nella mia città e legato allo sport della mia vita".
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