Potenza vietata. Tifosi del Taranto non rispettati
L'EDITORIALE | Siete stati in tanti, tantissimi che in questi giorni mi avete scritto per avere notizie...
  • Maurizio Mazzarella
  • 28 Aprile 2018 - 15:09
 
foto Luca Barone
Siete stati in tanti, tantissimi che in questi giorni mi avete scritto per avere notizie sulla trasferta di Potenza. Posso solo ringraziarvi per la stima e la fiducia che avete riposto quotidianamente nella mia persona e nella nostra testata. Mi sono interfacciato in più frangenti con la società del Taranto, che puntualmente ed educatamente ci ha informato di cosa stesse accadendo e questo ci ha consentito di donarvi un'informazione esaustiva e puntuale. Certamente però, ci attendevamo tutti un epilogo differente. Ancora una volta la tifoseria del Taranto non viene rispettata. Non vi era alcun motivo per vietare la trasferta ai nostri tifosi. A tutte quelle persone che seguono i nostri amati colori ogni santo giorno. Che macinano chilometri, che mangiano polvere e che soffrono ormai da troppi lunghi anni. Quando questa gente dice di voler lasciare la mediocrità e le sabbie mobili di una categoria dilettantistica che sta troppo stretta alla dignità della nostra storia, ha ragione da vendere. Perché se militare in Serie D significa essere costantemente umiliati, bisogna fare qualsiasi sforzo per cercare di partecipare a campionati professionistici che nulla hanno a che vedere con piazze che possono anche meritare rispetto, ma non non sono certo pari al blasone del Taranto. Nello specifico ciò che mi ha lasciato senza parole, è la mancanza di rispetto delle istituzioni nei confronti non solo della nostra tifoseria, ma di un'intera città. Come se Taranto non facesse parte della nazione Italia.

A questo punto è giusto che la società del Taranto inizi a sbattere i pugni nei tavoli che contano, perché ogni smacco fatto ai danni dei propri tifosi, è uno schiaffo che va in faccia ad un popolo intero. Perché questo vantaggio nei confronti del Potenza? Cosa ha il Potenza più del Taranto? Sono tante le cose che non quadrano e che lasciano interdetti. La tifoseria potentina è venuta serenamente nella gara di andata allo Iacovone ed è stata trattata con i guanti di velluto. Tra le due tifoserie non vi è stato mai alcun problema di sorta, c'è sempre stato rispetto, quindi non vi erano i presupposti per vietare la trasferta, dopo che anche l'Osservatorio si era pronunciato positivamente. Perché poi aprire addirittura il settore ospiti ai tifosi di casa? Come a dire che in questa nazione ci sono cittadini di Serie A e di Serie B. Se ai tifosi del Taranto è stato proibito di andare a Potenza, quel settore doveva assolutamente restare chiuso. Invece la sensazione è che la cosa sia stata studiata a tavolino ai danni dei tifosi rossoblu che non meritano questo trattamento vergognoso, soprattutto perché giunge da parte delle Istituzioni, con certamente il compiacimento della società potentina che farà comunque il proprio incasso e che vedrà uno stadio colmo di propri tifosi pronti a festeggiare la promozione. Visto il clima, siamo poco speranzosi che il Taranto riuscirà a rovinar loro la festa, ma francamente poco importa, perché la ferita che ci portiamo oggi nel cuore è ancora più profonda.

Si è toccato il fondo, andando oltre ogni valore di sport. E nessuno ci toglie il pensiero che il tutto possa giungere anche grazie al peso politico che oggi ricopre l'attuale presidente del Potenza, su cui se non erro, si attendono degli sviluppi giudiziari, con una società che a dei punti di penalizzazioni meritati, ha sopperito pagando delle multe salate. Punti di penalizzazione che se inflitti avrebbero certamente oggi negato questa festa. Per questo rimarchiamo la totale assenza delle istituzioni tarantine nel difendere la dignità dei propri cittadini. Per questo chiediamo a questa società di iniziare ad alzare la voce per tornare con ogni sforzo possibile in categorie che siano consone al nostro blasone. Nel frattempo colgo l'occasione per ringraziare tutti coloro che continuano a leggere e sostenere la mia persona e quel mondo a volte rosso ed altri blu.

Il direttore responsabile
Maurizio Mazzarella
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