Dalla fondazione all'affondazione....
L'EDITORIALE | E' la vigilia di Natale, tutti si preparano ad una festa di religione e sentimenti...
  • Maurizio Mazzarella
  • 27 Dicembre 2017 - 12:55
 
foto Luca Barone
E' la vigilia di Natale, tutti si preparano ad una festa di religione e sentimenti. Ma c'è chi pensa ad altro. Giunge così, in un momento tutto sommato sereno, un comunicato stampa. E' quello della Fondazione Taras, che nuovamente non perde occasione di attaccare il nuovo presidente del Taranto Massimo Giove. Tra la Fondazione Taras ed il Taranto negli ultimi mesi i rapporti non sono stati idilliaci, parliamoci chiaro. Il cambio di società sembrava aver portato un po' di serenità tra le parti, ma a conti fatti il tutto è precipitato in modo rocambolesco.

Per chi scrive, la presenza di un supporter trust all'interno di una società di calcio, non potrà mai portare a qualcosa di buono. Almeno qui in Italia. Perché non c'è la mentalità giusta ancora, per fare in modo che questo tipo di sistema possa essere fruttuoso. Perché anche le leggi attuali, non consentono di trovare terreno fertile a chi vuole intraprendere questo percorso. Ed i dati parlano chiaro. In altre città d'Italia chi ha usufruito del supporter trust non ha avuto vita facile ed anche a Taranto questo progetto può considerarsi fallito completamente, anche se si continua ad arrampicarsi sugli specchi.

Potremmo provare a fare un promemoria di quanto accaduto dalla nascita della Fondazione Taras ad oggi per vedere quanto è stato poco fruttuoso il loro contributo in ambito calcistico. I numeri e i dati parlano chiaro, ovvero, dicono che la pagina più nera del calcio tarantino vige da quando è nato il supporter trust. Semplice coincidenza certamente, probabile casualità, ma a conti fatti bisogna fare sempre i conti con la realtà. Una realtà che afferma quanto appena detto.

La Fondazione Taras è nata quando il Taranto di Enzo D'Addario stava crollando. Semplice casualità anche questa. Ha probabilmente il merito di quella famosa corsa per iscrivere il Taranto al campionato di Serie D, ma all'epoca c'erano al proprio interno tante altre personalità di spicco che nel tempo hanno preso le distanze. Perché? Vien da dire. Probabilmente c'erano altri presupposti, ma non entriamo nel merito.

Se però nel primo anno del Taranto F.C. 1927 tante cose potevano essere perdonate per ovvie ragioni, nei seguenti tante prese di posizione e conseguenti comportamenti non potevano certo passare inosservati. E anche in questo caso preferiamo non entrare nel particolare. Certo è che in tante circostanze, quando era necessario intervenire, la Fondazione non è mai intervenuta ed è rimasta silente.

Nel tempo si sono avvicendati presidenti e società. Tra Zelatore, Nardoni, Campitiello e di nuovo Zelatore, fino a quando la Fondazione ha avuto anche un minimo di voce in capitolo non ha mai alzato il “volume”. E ribadiamo, nel momento in cui andava fatto, tutto è passato inosservato. Eppure ogni scelta in linea teorica, dovrebbe essere stava avallata anche dai membri presenti nel c.d.a., fatta eccezione di questo famoso bilancio non approvato e le scelte sportive che non sono mai state di loro pertinenza. O sbagliamo? Pettinicchio docet.

Il ripescaggio in Lega Pro, è poi un merito di Zelatore e Bongiovanni che piaccia o no. Non certo della Fondazione Taras. La vecchia proprietà ha poi sbagliato completamente ogni decisione nella stagione che poteva rappresentare il rilancio del Taranto, ma su ogni vicissitudine ed in quel campionato ve ne sono state miriadi, non è mai stato detto nulla, non è mai stata presa una posizione che potesse aiutare i colori rossoblu a non sporcarsi di dilettantismo comportamentale.

La Fondazione Taras aveva l'obbligo di essere coerente ed umile. Come Zelatore e Bongiovanni, alla fine di quell'annata, doveva ammettere i propri limiti e lasciare il Taranto completamente ad una nuova società, capace di rilanciare il calcio ionico. In barba anche ad uno statuto che probabilmente è più nocivo di quanto si pensi.

L'indurimento nei confronti poi di Zelatore e Bongiovanni è sembrato anche poco coerente oltre che inopportuno. Ora è cambiata la società ed invece di supportarla ed accettare le scelte di un presidente appena arrivato, si cerca di attaccarlo in tutti i modi. Di cosa ha colpa Giove? Di non essersi presentato a degli appuntamenti per motivi di salute? Di essere andato a vedere Juventus-Barcellona? Non si comprende il perché quando si nominano le parole “settore giovanile” tutto diventi così bellicoso.

Non abbiamo bisogno della Fondazione Taras per capire l'importanza del settore giovanile in una società di calcio. Non abbiamo bisogno della Fondazione Taras per comprendere quanto sia competente in materia Sergio Mezzina. Sappiamo però che un imprenditore che diventa presidente del Taranto, in meno due mesi, abbia il diritto di compiere delle scelte, anche discutibili, per poi prendersi responsabilità ed eventuali critiche. Critiche che non mancheranno se sbaglierà. Intanto ci sono delle scadenze, c'è una società da salvare e sono queste le priorità.

Se la Fondazione Taras non vuol far più parte del Taranto, invece di attaccare e di rimarcare ogni risposta di Giove nelle varie interviste diffondendo sterili comunicati: o sostenga questa società, oppure oltre alle dimissione nel c.d.a. (che dalle parole devono passare ai fatti), lasci completamente le quote a chi vuol fare il bene del Taranto. Sempre con umiltà.
MRB.it Tag:
taranto fc
fondazione taras