Firenze lo sai (Canzone triste)
LE VOCI DI MRB.IT | In cuor nostro ci speravamo ma la ragione ci portava a pensare...
  • Marcello Fumarola
  • 20 Aprile 2017 - 13:39
 
L'undici titolare contro la Paganese - foto Luca Barone
In cuor nostro ci speravamo ma la ragione ci portava a pensare che fosse, purtroppo, solo una questione di tempo.Storia triste ed incompleta quella di questo campionato per il Taranto, triste ed incompleta come quella gradinata rimasta (forse non a caso) grigia nel cuore, senza il "rosso del sangue e della passione". Ora basta. Stanchi anche di individuare responsabilità e genesi di un fallimento annunciato. Stanchi di subire i monologhi deliranti di una proprietà sempre pronta a lagnarsi dei problemi, scaricare responsabilità, pretendere supporto, ma mai incline ad un autocritica. Come se di prendersi il Taranto... glielo avesse ordinato il dottore (cit). Parole in libertà proferite di fronte ad interlocutori supini ed inermi; incapaci, o nolenti, nel porre domande idonee a smascherare le gambe corte delle bugie propinateci in quantità industriale.

Quel "Non abbandoniamo la nave" poi, è la beffa delle beffe, detto da parte di chi, da mesi, ha smarrito la via che porta alla sala stampa; sarebbe comunque bello sapere dai "marinai" se, durante la stagione, hanno sentito e tuttora sentono il comandante dalla loro parte. E se la nave non si abbandona, il posto allo stadio in questa sfida teoricamente fondamentale per abbandonare l'ultima posizione in classifica, invece si. Cosa è successo? Non ci credi più o non te ne può fregare di meno? C'era timore di una contestazione dopo quei quattro cori "spompati" subiti sabato scorso? Il tuo non voler abbandonare la nave si ispira al libro di tal Schettino? Non lo sapremo (e in verità speriamo di non saperlo) mai.

In campo scende una squadra ormai senz'anima che ammaina bandiera con una prestazione specchio della mediocrità stagionale e con un attaccante come Cobelli, a sua volta frutto e simbolo degli inganni e delle menzogne raccontateci con arroganza (anche) nel mese di gennaio. Ed ecco che il record negativo delle sconfitte interne (eguagliato o battuto che sia) ora è purtroppo... palese; come la incapacità comunicativa, nonché di creare e gestire, con carisma ma serenità, un gruppo di lavoro sportivo, da parte di questa "litigiosa" società. E non credo di andare troppo lontano dalla realtà se affermo che il nostro futuro è ora in bilico tra chi minacciò di farci fare la fine del Martina (salvandoci e cedendo all'acclamato nuovo presidente) e chi invece la fine del Martina ce la farà fare (anche nel calcio) in tutta tranquillità, qualora non dovesse realizzare ogni sua (anche folle) pretesa economica da una cessione della società. Si chiama "amore per Taranto ed il Taranto"... vero?

Novità in tal senso potrebbero (condizionale indispensabile) emergere nel fine settimana; quantomeno per far sorgere il dubbio su chi sia il vero Pinocchio: colui che vorrebbe acquistare o chi dovrebbe vendere?... O magari entrambi? Per ora, tornando un attimo al campo, la soluzione più idonea sarebbe quella di mettere in campo la Beretti, in modo da sfruttare al meglio (per le vostre casse) queste ultime inutili giornate di campionato. Come si dice a Taranto: "accuegghje l'acque quanne chiove"!... Poi, il 7 maggio tutti a casa... tutti!

Perché se non mollerete il timone di questa nave alla deriva (forse non economica ma della dignità), ve la dichiarerete da soli, tanto che per ospitare i vostri spettatori basteranno le tribunette del vivisport; anzi no, forse avrete la compagnia di chi, con voi e grazie a voi, potrà tornare in D a sventolare bandiere, srotolare striscioni e rullare tamburi in casa e fuori, o potrà continuare a cullare sogni dirigenziali dietro una scalcinata scrivania. Perché cinque anni fa, lo dicono i fatti, non ci avete salvato; avete piuttosto prolungato un'agonia calcistica ormai intollerabile, fatta di indecorose "questue", grotteschi litigi societari, enormi debiti accumulati anche in serie D, record negativo di campionati consecutivi nei Dilettanti, sconfitte in casa e fuori contro squadre di quartiere, fiumi di giocatori indegni di indossare la maglia rossoblu. Come dicevano a Zelig, la domanda non è Chi è, ma molto più... PERCHÉ?

Uno strazio per il nostro animo rossoblu assistere alle scorribande avversarie in uno Iacovone ormai trasformato in location ideale per la partitella infrasettimanale dell'avversario di turno; una continua umiliazione di fronte alla quale mi rimane una sola speranza: che possiate provare lo stesso sconforto e la stessa vergogna della stragrande maggioranza (ripeto...stragrande maggioranza) dei tifosi rossoblu. Ma morirò disperato, lo so. Perché in questa città, tocca ripeterlo, il dilettantismo non è una categoria calcistica... ma ormai uno stile di vita.
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