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Dal sogno promozione all’incubo del fallimento
Oltre un mese tra illusioni e delusioni
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Enzo D'Addario (Barone)
MRB.IT | 15/06/2012 | 16:11

Il primo segnale tangibile della crisi del Taranto, dopo le penalizzazioni e gli stipendi non pagati, è giunto con le dimissioni di Valerio D’Addario. Da quel momento è sparita la figura del vicepresidente e dell’amministratore delegato. Una figura fittizia in un certo senso da un punto di vista finanziario, perché nello specifico, non sono mai state date risposte su quello che era ed oggi è il reale stato economico dell’AS Taranto Calcio. In quella famosa conferenza stampa, a chi chiese se quello fosse un segnale di smobilitazione, ebbe una risposta negativa. Pochi giorni dopo, lo stesso presidente D’Addario annunciò che Valerio D’Addario, da lui stesso allontanato, sarebbe tornato nel ruolo di presidente. Parole che non trovano conferma nei fatti, visto che qualche tempo dopo giunse l’annuncio del disimpegno dal mondo del calcio della famiglia D’Addario.

Un modo di tenere le carte coperte fino all’11 maggio, quando i calciatori ormai senza alcuna garanzia, decidono di mettere in mora la società. Un atto dovuto per cercare di recuperare i propri emolumenti. Ma una vera e propria batosta giunge il giorno dopo, quando lo stesso patron ionico subisce un maxi sequestro. Ad un suo palazzo in via Berardi al centro di Taranto vengono posti i sigilli dalla Guardia di Finanza, che contesta il mancato versamento di Iva e ritenute per una cifra di circa 4,5 milioni di euro. Alla squadra non resta altro che dare mandato all’AIC di procedere con la messa in mora. E’ il preludio ad un’altra scadenza non rispettata, quella del 15 di maggio, quando non vengono versati gli stipendi ed i contributi del trimestre che va dallo scorso gennaio allo scorso Marzo, cosa che induce ad una squalifica di sei punti da scontare nel prossimo campionato.

Ma lo scontro tra la società e la squadra è destinato a diventare sempre più rovente, tanto che i rapporti si rompono completamente il 16 di maggior, quando in società giungono i 181 mila euro dei diritti televisivi che non vengono destinati ai calciatori. Nello stesso giorno giungeranno al destinatario le raccomandate di messa in mora. Con un clima assurdo, il Taranto gioca a Vercelli nella semifinale play-off ed esce sconfitto per 2-1. L’eliminazione dopo un anno straordinario sembra ad un passo. Siamo ancora al 20 maggio e quattro giorni dopo il sindaco Stefàno dopo essere stato proclamato sindaco, dichiara di non volere l’ennesimo fallimento. La sua azione però per molti tifosi, non è sembrata congrua rispetto a quelle che sono le problematiche del Taranto. Arriva il 27 maggio e svanisce il sogno della serie B tra lacrime, dolore e sofferenza. Il Taranto pareggia senza reti contro la Pro Vercelli. La squadra è sola, qualche dirigente è presente in borghese sugli spalti. Della famiglia D’Addario non vi è alcun rappresentante.

Da quel momento inizia il tormento vero e proprio della crisi societaria. D’Addario subisce un altro sequestro, quello dei canoni di locazione dello stesso stabile già messo in precedenza sotto “sigilli”. Successivamente, il 30 maggio, lo stesso D’Addario che poche settimane prima aveva dichiarato di non voler mollare il calcio, per poi smentirsi qualche tempo dopo, invia una lettere d’aiuto al sindaco Stefàno ed al presidente della provincia Florido, che convocano le forze imprenditoriale della città. Da questa riunione si apprende che per salvare il Taranto servono 4,5 milioni euro, ma ai libri contabili non è consentito accesso.

Scadono nel frattempo i termini della messa in mora e vengono bloccati i soli Sciandone e Chiaretti, ai quali vengono corrisposte le spettanze arretrate. La stessa cosa viene promessa anche a Coly e Sosa, che però non saranno retribuiti. Il 12 giugno ancora una puntata della crisi. Stefàno dichiara di essersi sentito con D’Addario, che chiede un aiuto economico per iscrivere la squadra al campionato. Lo stesso sindaco attende proposte concrete che però non sembrano esserci.

Ora il giallo dei debiti nascosti. Sosa dichiara che il Defensor Sporting non ha ricevuto dal Taranto i 200 mila euro relativi al suo cartellino. Una vicenda simile a quella degli scandinavi Karvonen e Berg. In molti si domandano quanti debiti si celino ancora dietro questa gestione ed il Taranto lentamente sta scomparendo in attesa di un miracolo che al momento non c’è.

di Maurizio Mazzarella
maurizio.mazzarella@mondorossoblu.it
 
 
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